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    CENTRO AMAL AL MUSTAQBAL, CAMPO PROFUGHI DI AIDA,
    BETLEMME, PALESTINA

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    Riceviamo dall’Egitto la testimonianza di una madre che e’ andata a far visita a suo figlio nel carcere egiziano di Abu Zaabal dopo i pestaggi avvenuti qualche giorno fa.
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    22/⁠02/⁠2015

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    10-11 gennaio 2015
    L.O.A. ACROBAX

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  • ThumbnailPer dire NO all’economia israeliana di colonialismo e apartheid. A fianco della popolazione palestinese.
    Roma – domenica 21 dicembre, ore 16.00 – Metro EUR Palasport

    Boicotta Israele
    Rifiuta l’apartheid
    <a […]

  • Riceviamo e pubblichiamo un breve testo sui fatti di ieri nel campo profughi di Aida dove la tenacia dei/delle compagn* palestinesi ha tenuto testa ancora una volta al tentativo di invasione dell’esercito occupante.

    1010769_836778976355405_1430880465572875553_n1383529_836778856355417_5823814236097264250_n10712720_836778959688740_3366213126102313734_nNei giorni scorsi gli shebab del campo avevano ritrovato delle telecamere di solito utilizzate nei boschi per la visione notturna nascoste nei muri del campo.

     

    Aida oggi.  12 ottobre 2014.
    Come scudo un cassonetto dell’UN e come armi delle pietre.
    Nel pomeriggio sono iniziati gli scontri. A differenza degli altri giorni gli shebab sono in tanti e si ritrovano a lanciare pietre contro i soldati israeliani che avanzano verso il campo. Riescono ad entrare ma vengono subito respinti dai ragazzi di Aida. La situazione resta in stallo per un po’: i soldati alla chiave e i ragazzi poco sopra. L’esercito israeliano lancia proiettili di gomma, lacrimogeni e bombe sonore agli shebab ed avanza verso il campo, arrivando vicino alla Moschea e prendendo possesso della casa di Abu Aker.
    Non si fermano, non si accontentano e continuano  a sparare ferendo un bambino di 11 anni
    che adesso si trova in rianimazione presso l’ospedale di Beit Jala che, per mancanza di macchinari, sta provvedendo ad un trasferimento.

    Di seguito un breve racconto della storia del campo a 14 anni dalle seconda Intifada.

    Aida. Uno dei tre campi profughi di Betlemme nato nel 1949 in seguito alla Nakba del popolo palestinese.
    Il campo, attualmente costituito da circa sei mila persone, è situato su un territorio di un kilometro quadrato tra la città di Bet Jala e Betlemme. Il campo deve il suo nome a una  signora, Aida, che prima di cedere il suo terreno ai profughi possedeva un bar su questa
    terra. Nella zone limitrofa al campo troviamo la Moschea di Bilal, il cimitero musulmano e
    la Tomba di Rachele, luogo rivendicato dal popolo israeliano e motivo dei continui scontri.

    Alcuni problemi del campo continuano a persistere ancora oggi, tra questi i principali sono: l’acqua, l’elettricità, l’istruzione e la mancanza di un medico all’interno del campo inoltre l’ospedale più vicino nella città di Betlemme.Da quando è nato sino ad oggi, il campo è sempre stato oggetto di vessazioni da parte dell’esercito israeliano. Gli scontri di ribellione del popolo di Aida si sono intensificati nell’anno 1970, durante l’edificazione della colonia di Ghilo e nell’anno 1995, a causa della costruzione della strada che porta da Gerusalemme alla colonia di Gush Etzion. Dopo diverse settimane di rivolta gli scontri sono continuati alternandosi a pause sino all’anno 2000, anno dello scoppio della Seconda Intifada.
    Come in ogni villaggio palestinese anche in Aida si è acceso il fuoco della rivolta contro l’occupazione israeliana. Durante il primo mese di Intifada dal campo è stato lanciato un
    razzo, di piccole dimensioni, verso la colonia di Ghilo, fattore scatenante l’immediata occupazione militare di Betlemme e il tentato ingresso in Aida per quattro giorni.

    Nel 2001 l’esercito israeliano ha tentato nuovamente l’ingresso in Aida accompagnando i
    soldati con carrarmati ed elicotteri che sorvolavano il campo; nonostante ciò la resistenza
    non si è mai arresa o spaventata, ha invece sempre continuato a lottare. A causa della
    forte disparità di mezzi in cui versava il popolo di Aida, in un solo giorno si trovarono
    cinque nuovi martiri. L’esercito israeliano, dopo aver fallito i tentativi di ingresso nel campo per circa una settimana, ha deciso di attuare una nuova strategia. Diverse case si
    trovarono dei buchi nelle mura che dovevano funzionare da passaggio per i soldati
    intimoriti dagli scontri nelle strade e per riuscire a porre un maggior controllo sui
    giovani delle brigate.Questi, per evitare problemi e vittime in famiglia, scelsero di non
    posizionare le bombe ai piani superiori delle case per farle crollare sui soldati.
    Le brigate cambiarono strategia: le donne divennero il loro occhio. Esse avevano il compito
    di segnalare agli uomini, di giorno fuori dal campo, gli spostamenti dei soldati. Questo
    permise al popolo di Aida, di esser sempre pronto e di scatenare gli scontri nella notte
    con l’obiettivo di uccidere i soldati. In una notte ne morirono tre. Circa dieci notti
    successive all’accaduto Aida si riunì a festeggiare la vittoria in seguito alla ritirata
    dell’esercito israeliano.

    Nel 2002, sempre durante l’Intifada, un gran numero di persone si era rifugiato, sperando
    di trovarsi al sicuro anche per l’occhio dei media, nella Chiesa della Natività a Betlemme.
    Vane speranze che si scontrarono con l’occupazione che entrò a Betlemme e nella Chiesa dopo circa quaranta giorni per effettuare arresti. Alcune di queste persone, sono state mandate fuori dalla West Bank, ventidue a Gaza, tra cui due giovani di Aida, e tredici in Europa senza il permesso di ritorno poiché considerate pericolose per Israele.

    All’inizio del 2003, l’esercito ha intensificato gli arresti dei giovani delle brigate sia
    all’interno che all’esterno del campo prelevandoli dalle loro case. Così proseguì tutto
    l’anno fino a quando, verso la fine del 2003, è iniziato il progetto di costruzione del
    muro dell’apartheid, concluso nel 2005 e che, attualmente si trova a circa quindici metri
    dalle case più esterne del campo. Durante gli anni di costruzione del muro, 2004/2005,
    molti giovani di Aida sono stati arrestati perché partecipavano agli scontri e alle
    manifestazioni che si opponevano all’occupazione. Alcuni di loro, dopo un periodo di circa
    cinque anni nelle carceri israeliane, sono stati segregati nella Striscia di Gaza.

    Ad oggi il campo conta: trentadue martiri, cinque ragazzi mandati fuori dalla West Bank
    senza permesso di ritorno e 75 ragazzi nelle carceri israeliane di cui 7 destinati a passarci tutta la vita e uno ventimila anni.
    Aida. Prima di essere campo, prima di essere partiti è insegnamento alla resistenza, è un
    esempio di lotta contro l’occupazione e speranza nella libertà e nel ritorno.

  • I giovani palestinesi in Italia aderiscono alla manifestazione nazionale per la Palestina indetta dal Coordinamento delle Comunità Palestinesi di Italia il 27 settembre a Roma ore 14:30 Piazza della Repubblica […]

  • L’occupazione militare della Sardegna rappresenta un sopruso che dura da sessanta anni e che non siamo più disposti a tollerare.
    La nostra terra è ridotta a un campo di sperimentazione militare in cui diventa […]

  • Riceviamo e pubblichiamo un breve omaggio a Simone Camilli, giovane reporter di Pitigliano, ucciso insieme ad altri 4 uomini palestinesi mentre riprendeva il tentativo di disinnescare una bomba israeliana inesplosa a Gaza dopo il bombardamento della scorsa estate.
    Un omaggio a Simone
    E’ passato qualche giorno dalla tragica uccisione di Simone e con un pò di calma volevamo scrivere questa lettera aperta collettiva a firma di vari abitanti di Pitigliano e della zona. In realtà per varie questioni è doveroso dire che molti e molte di noi non lo conoscevano o lo conoscevano poco, come non conoscevano l’importanza dei suoi lavori; ora forse, con molto rispetto, in questi giorni abbiamo conosciuto parte della sua vita, parte della passione che lo sosteneva nel suo difficile lavoro, parte dell’amore che sinceramente provava per il popolo Gazawi. Con lui abbiamo scoperto la storia delle 4 persone che hanno perso la vita con lui: Ali Shedha Abu Afash, che lavorava con Simone e i tre artificieri Tayassir Al-Hum, Hazem Abu Murad, Bilal Sultan. Abbiamo scoperto anche l’importanza del loro lavoro in un territorio martoriato dagli ordigni israeliani che spesso hanno come obbiettivo proprio loro. Eh si chi poteva immaginare che in una realtà come la Palestina gli artificieri fossero importanti come i chirurghi in ospedale; O la realtà di bombe fatte apposta per uccidere chi le disinnesca.
    Sono passati diversi giorni e abbiamo avuto modo di conoscere meglio, grazie anche al lavoro di Simone, l’occupazione militare in Palestina e la brutalità dell’operazione Protective Edge. Abbiamo letto con commozione la lettera del maestro Ramy Balawi che ringraziava Simone per quello che ha fatto per la sua terra martoriata. Ora forse oltre al dolore per la perdita di un giovane uomo di 35 anni come per la vicinanza nei confronti della sua famiglia, possiamo dire che hanno strappato a tutti e a tutte un uomo di grande dignità che ha scelto di restare in un momento difficile probabilmente per essere la voce di chi voce non ha.
    Vorremmo tutti e tutte rendergli omaggio con qualcosa di piccolo ma importante e con rispetto pensiamo che lo avrebbe apprezzato. Vogliamo iniziare una campagna di sottoscrizione con il popolo Gazawi che vive sotto assedio permanente e ci piacerebbe pensare che il consiglio comunale di Pitigliano come le Associazioni del paese, come la Piccola Gerusalemme si sentissero incoraggiati a rendere omaggio a Simone ricordando che rappresenta per noi tutti e tutte una vittima dell’occupazione israeliana in Palestina come le oltre duemila dall’inizio dell’ultima operazione Protective Edge.
    Alessandro Meo, Verusca Pezzati, Lorenzo Olivotto, Federica Pannega, Marco Santoro, Elena Gelli, Marco Magro, Stefania Cini, Michele Amoroso, Paola Rovai, Agnes Eszeny, Marcello Baraghini, Martina Bernardini, Luca Federici, Roberta Morettoni, Daniela Pavonio, Juan Miguel Ortiz Lamuela, Gianluca Lumini, Marco Magro, Raffaella Roncaglia, Giuseppe Pinzi, Claudio Scaia.

  • pubblichiamo il racconto delle giornate del campo estivo 2014 al centro Amal  Al Mustakbal

    Lunedi 18 agosto
    Con la giornata di oggi si chiude il campo estivo 2014 presso il Centro Amal Al Amustakbal di Aida. Le attivita’ svolte in questi dieci giorni sono state presentate in una serata conclusiva che ha visto la partecipazione numerosa delle famiglie dei bambini. I canti dei bimbi sono riusciti a coprire il rumore degli spari provenienti dalla porta del campo profughi. La festa non si e’ fermata nonostante gli scontri iniziati verso le 15 del pomeriggio. Gia’ ieri i militari israeliani hanno tentato invano di entrare nel campo, bloccati pero’ dai sassi degli shebab. Ieri sera un’ esplosione ha rotto il silenzio serale di Aida. Un’azione , come abbiamo potuto osservare questa mattina, ha provocato alcuni danni al muro della vergogna che, nonostante tutto, e’ ancora in piedi. Il muro condiziona pesantemente la vita dei giovani palestinesi limitandone gli spostamenti e le prospettive.

    handalaAisar, del campo profughi di Aida, ha 10 anni e oggi ha letto una sua lettera indirizzata a tutti i bambini specialmente a quelli valsusini. Commentarlo limiterebbe il messaggio, per questo lo riportiamo per intero:

    “Io sono Aisar del campo profughi di Aida e ho 10 anni. A tutti i bambini del mondo, in particolare a quelli della Val Susa.

    Abbiamo imparato che voi state male come noi; noi per colpa del muro dell’apartheid che ha diviso la Palestina e voi in Val Susa per il treno che ha rubato la terra dei vostri contadini e anche vostro il sorriso. Da noi c’è l’occupazione sionista, da voi c’è l’occupazione borghese. Mano per mano resisteremo, mano per mano raggiungeremo la libertà. ”

    Da Aida fino alla Val Susa.”

    Centro Amal al Mustakbal

    Gli Shebab dell’Aida Camp

    Radio Amal Rossa

    Domenica 17 Agosto
    La mattinata di oggi al centro Amal al Mustakbal si conclude in modo molto produttivo.
    I bambini hanno scritto dei messaggi, come segno di vicinanza ai coetanei val susini.
    Inoltre, si sono cimentati nel disegnare il treno ad alta velocita’ paragonato spesso, dai bimbi stessi, al muro dell’apertheid.
    La speculazione sia economica che politica che caratterizza entrambe le dinamiche, ci rende fiduciosi slla realizzazione in futuro di progetti condivisi tra le due realta’.
    hebNel pomeriggio ci siamo diretti ad Al Halil {Hebron} dove abbiamo potuto toccare fisicamente l’essenza dell’occupazione. La sua particolarita’ sta nella presenza di colonie israeliane nel centro storico della citta’. Shuhada Street, in passato un’importante via del mercato arabo, ora e’ chiusa alla maggior parte dei palestinesi per consentire l’accesso ai coloni.
    Gli edifici che si dislocano in questa via sono completamente vuoti; non a caso, questa zona, viene chiamata la “Ghost Town” resa tale dalla pulizia etnica attuata dai sionisti.
    Ma Shuhada Street e’ riempita da ben altre cose tra cui militari israeliani, ebrei ortodossi e cartelloni di propaganda dell-IDF {Israel Defense Forces} .
    Tornati ad Aida la nostra abitudinaria assemblea organizzativa e’ stata interrotta da un violento boato nel Campo. Tra gli allarmi impazziti delle auto ci e’ giunta notizia di una forte azione contro il Muro. Domani daremo maggiori aggiornamenti.
    Con la Palestina nel Cuore

    Thaura Att’al nassr
    Centro Amal al Mustakbal
    Gli Shebab dell’Aida Camp
    Radio Amal Rossa

     
    notavSabato 16 agosto
    Dopo un giorno di pausa il centro Amal Al Mustakbal e’ tornato a vivere riempito dall’euforia dei bambini di Aida. Le attivita’ della mattinata sono state destinate alla preparazione della festa finale del campo estivo prevista per lunedi 19 che vedra’ come ogni anno la partecipazione delle famiglie. Il centro sara’ ancora una volta un luogo aperto alla comunita’ del campo profughi all’insegna dei valori di memoria, lotta, istruzione e divertimento per i bambini . Inoltre, questa giornata prevedera’ un momento di scambio culturale tra noi compagni/e e tutti i palestinesi del campo che crediamo essere un valore aggiunto sia per noi che per loro. Nell’ottica di cio’ abbiamo presentato ai bambini, grazie al sostegno dei compagni e compagne palestinesi, un progetto che prevede la collaborazione con il movimento NO Tav in Val Susa. Attraverso filmati, storie e le magliette stesse che sempre indossiamo; i bambini del centro si sono confrontati. cosi, in modo diretto per la prima volta con le nostre lotte territoriali. Questo momento e’stato importante per riflettere quanto le dinamiche che determinano la devastazione del territorio valsusino siano per alcuni versi vicine a quelle palestinesi. Chiaro quindi che la resistenza, per noi come per loro, sia doverosa.
    Prosegue senza sosta la solidarieta’ del centro Amal al Mustakbal con il popolo gazawi: dopo medicinali, vestiti , acqua, oggi anche numerosi libri per bambini sono stati inviati verso la Striscia.
    In ultimo una piacevole novita’: fino a Betlemme e’ andata in onda la prima trasmissione di Radio Amal Rossa sulle frequenze “ex israeliane” del campo profughi .

    Con la Palestina nel Cuore

    Thaura Att’al nassr
    Centro Amal al Mustakbal
    Gli Shebab dell’Aida Camp
    Radio Amal Rossa

    Venerdì 15 Agosto – settimo giorno
    Come ogni venerdì in tutta la Cisgiordania, oggi, subito dopo la preghiera di mezzogiorno, partendo dalla mosche principale di Betlemme per le strade ha sfilato il corteo contro l’occupazione. Di seguito scontri tra le milizie israeliane e i manifestanti L’esercito ha risposto al lancio di sassi degli shebab con gas lacrimogeni e proiettili di gomma talvolta sparati con il silenziatore. Alcuni scontri ci sono stati anche ad Aida nei pressi della chiave più grande del mondo del diritto al ritorno dei profughi palestinesi nelle proprie case. Gli effetti del gas israeliano sono immediati e provocano bruciore sulla pelle e sugli occhi. Il canto del muezzin fa da sottofondo e molti bambini  scendono in strada armati di fionde, molte delle quali costruite con tubi dell’acqua.
    Verso le 18 ci siamo diretti alla Betlehem Arab Society for Reablitation di Beit Jala dove abbiamo aiutato gli infermieri del posto a selezionare ed inscatolare i beni raccolti dall’ospedale destinati a Gaza. Principalmente c’erano vestiti, coperte e cuscini ma anche beni di prima necessità. La solidarietà verso i gazawi è tanta e la quantità di scatoloni lì presenti ne è la prova. Inutile dire quanto abbia fatto piacere il poter contribuire per ribadire direttamente la nostra vicinanza alla gente di Gaza.
    Con la Palestina nel cuore, fino alla vittoria!
     Gli shebab del campo profughi di Aida
    centro Amal al Mustaqbal
    Radio Amal rossa
    Report dal campo estivo: 14 agosto, sesto giorno
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    Giovedì 14 agosto, sesto giorno di campo estivo

    Ore 23 circa. Interrompiamo bruscamente la stesura del nostro report sentendo degli spari. All’urlo di “jewsh” capiamo da subito dell’arrivo dei soldati israeliani all’interno del campo profughi. Immediatamente tutti gli shebab scattano fuori dalle case pronti a difendere il campo. Già da subito dopo il primo sparo abbiamo notizia di due feriti. Abbiamo notizia di circa 60 arrestati negli ultimi giorni in tutta la Cisgiordania. Gli arrestati sono accusati di essere membri di Hamas.

    Mentre continuiamo a scrivere sentiamo spari vicini al centro.

    Dopo un’ora circa sappiamo dell’arresto di un giovane shebab di Aida : 3 soldati in borghese, nel pieno del campo profughi, gli hanno dapprima sparato ad entrambe le gambe e lo hanno portato via immediatamente con un furgoncino. Ad aspettarli ai margini dell’Aida Camp, ci sono altre 2 furgoni e numerosi soldati. Lunedì 4 agosto lo stesso ragazzo era riuscito a sfuggire all’arresto grazie alla resistenza degli shebab del campo profughi, che fino alla prima mattina hanno contrastato l’invasione dei soldati. 

    Tornando alla giornata che sta terminando, oggi è continuato il lavoro con i bambini del centro in sostegno alla popolazione di Gaza. Abbiamo raccolto ancora dei video in cui hanno letto messaggi indirizzati ai pari età gazawi. A questi si sono aggiunte le foto scattate nel corso della mattinate durante il laboratorio di fotografia, progetto nato nel campo estivo dello scorso anno.

    La mattinata è continuata con un pranzo e un momento di confronto con le donne palestinesi che ci affiancano in questi giorni. Le donne in Palestina hanno un ruolo fondamentale nella resistenza quotidiana portata avanti da questo popolo, e l’impegno delle donne del centro Amal al Mustakbal ne sono un esempio. In particolare le due maestre nonostante abbiano famiglie numerose, riescono a valorizzare il ruolo della donna all’interno di contesti lavorativi e di impegno sociale.

    Nel pomeriggio per le strade di Aida si è snodato un corteo appoggiato da tutte le forze politiche presenti nel campo profughi che promuoveva il boicottaggio di prodotti israeliani.

    Con la Palestina nel cuore

    Thaura att’all nassr

    Amal al Mustakbal

    Gli shebab dell’Aida Camp

    Radio Amal Rossa

    Lunedi 11 Agosto, terzo giorno di campo estivo

    Dopo una devastante mattinata al centro, dove la forza “distruttiva” dei bambini non è controllabile neppure dall’avanzato sistema di difesa israeliano, nel pomeriggio ci siamo diretti verso Beit Jala, presso l’ospedale “Bethlehem Arab Society For Rehabilitation”, dove da qualche settimana sono ricoverati alcuni feriti di Gaza. L’ospedale è situato su una collina, circondato dalle colonie israeliane tra cui Ghilo, A A’ar Ghilo, che ci permette di cogliere l’essenza dell’occupazione, ma “gode” anche di una panoramica più ampia, da cui si puo’ osservare Betlemme e lo stesso campo di Aida. Tra campi coltivati, alberi di ulivi e il bianco delle case si erge il muro dell’apartheid costruito nel 2004 che, come un serpente striscia verso il nord della Cisgiordania. Lunghi fiumi di asfalto collegano tra loro ammassi di edifici quali sono le colonie, che spiccano silenziose sulle alture come a voler controllare anche dall’ alto le vite di chi è oltre il muro.
    Dagli occhi dei gazawi si percepiva riconoscenza, ma anche incredulità, tanto da spingere un ragazzo quindicenne mutilato ad un piede a fotografarci scherzando mentre lo intervistavamo. Se per noi tanto è sembrato assurdo toccare con mano la follia umana, per loro è stato difficile realizzare che c’è ancora qualcuno pronto a non dimenticarli e a riconoscere l’ingiustizia. Il popolo della Striscia è stato spesso abbandonato e cancellato dai libri di storia, ma finchè ci sara’ qualcuno pronto a mettersi in gioco e a non rinnegare questa causa il popolo palestinese non sarà mai solo.
    La casa dovrebbe essere il luogo più sicuro del mondo, ma non lo è a Gaza. Il signore che abbiamo visitato ha perso un braccio e una gamba mentre tentava di preparare il caffè nel giardino della propria abitazione. Un paramedico anch’esso ricoverato qui può raccontare la sua storia dopo essere fortunatamente sopravvissuto ad un attacco aereo israeliano. L’ambulanza in cui lavorava è stata investita da schegge e detriti dovuti ad un’esplosione avvenuta nelle vicinanze. I medici si stanno rivelando ancora una volta essere degli eroi che resistono ogni giorno rischiando la propria vita per rischiarne altre. Numerose e diverse tra loro sono le storie, accomunate però dalla stessa vergogna perpetrata dallo stato sionista: una di queste ce l’ha raccontata un ragazzo di Jabalia, gravemente ferito mentre soccorreva i suoi vicini già bombardati qualche minuto prima. Ma anche in West Bank la situazione, seppur su un altro livello, non cambia. Ad al-Kahlil (Hebron) nelle scorse settimane è stato teatro di violenti scontri con i soldati israeliani, a seguito dell’uccisione di un giovane del campo profughi di Al Arqub. Stesso paese da qui proviene il diciottenne che oggi abbiamo avuto la possibilità di ascoltare all’ospedale di Beit Jala, dopo essere stato ferito da un cecchino israeliano.
    Noi italiani in Palestina, assieme ai/alle compagni/e baschi/e, esprimiamo la nostra più sincera vicinanza e fratellanza verso la popolazione gazawi, da cui abbiamo molto da imparare. In questi giorni noi shebab del campo di Aida, con i/le compagni/e del centro Amal al Mustakbal, tanto ci siamo attivati per non cadere nell’oblio dell’occupazione. Nel pomeriggio abbiamo realizzato alcuni murales al di fuori del centro. Il poter condividere nelle strade la quotidianità del campo è stata per noi fonte di ricchezza.
    Questa intensa giornata si chiude con due immagini: l’anziano gazawi mutilato che ci ha regalato un enorme sorriso parlandoci della propria famiglia che si è salvata; il giovane di Al Arqub che, nonostante tutto, afferma di voler continuare a combattere Israele fino alla liberazione della Palestina.
    Thaura Att’ Al Nassr- Con La Palestina Nel Cuore
    Gli Shebab del campo profughi di Aida
    centro Amal Al Mustaqbal
    Radio Amalrossa
      aida
    Domenica 10 Agosto, secondo giorno di campo estivo
    Il numero dei bambini è aumentato notevolmente oggi! Il centro Amal al Mustaqbal questa mattina ha ospitato circa 60 bambini di età compresa tra i 3 e 12 anni; le maestre li hanno divisi in gruppi ciascuno dei quali prende il nome di una città o di un quartiere della striscia di Gaza, ovvero  Rafah Shujaia Khuzahaa Jabalia. Questi sono i luoghi scelti che ogni mattina vengono ricordati con un canto di incitamento assegnato ad ogni gruppo che esprime tutta la vicinanza alla popolazione della Striscia. Tra le varie attività i bambini con l’aiuto delle insegnanti hanno costruito un legame seppur simbolico con i coetanei gazawi tramite lettere e disegni. È interessante notare come riescano a dedicare in modo così tanto sentito questo momento a quei bambini e a quelle persone a cui la brutalità dell’occupazione tenta di ostacolare ogni tipo di contatto: ma la solidarietà tra palestinesi va oltre le barriere imposte da Israele ed ogni minuto trascorso con un bimbo di Aida rende te alunno e loro insegnanti. Parti di questi momenti saranno raccolti in un video che verrà realizzato durante tutta la durata del campo estivo. I bambini inoltre hanno disegnato e poi ritagliato una cartina geografica della Palestina storica curata nei minimi dettagli a dimostrazione del forte attaccamento alla propria terra . Una terra violentata che molti hanno deciso di difendere anche rifiutandosi di vendere o comprare prodotti israeliani. Oggi a Betlemme alcuni compagni sono entrati in un negozio noto per la vendita di prodotti israeliani attaccando degli adesivi che invitavano al boicottaggio, consegnando una lista dei gazawi feriti e ricoverati nell’ospedale di Betlemme. Inoltre alcuni ragazzi di Aida hanno bloccato un furgone che trasportava prodotti israeliani dell’ Etnuva e Nestlè destinati al campo profughi. Nelle attività pomeridiane il muro esterno del centro Amal al Mustaqbal è stato imbiancato e su di esso, sotto le bandiere di Palestina, antifascismo e Euskal Herria è stata scritta un frase che da oggi tutti possono leggere:
    WE ARE ALL GAZA – KULLUNA GAZA
    Gli shebab dell’Aida camp Amal al Mustaqbal Center Radio Amal Rossa
    Sabato 9 Agosto – Inizia il summer camp al centro Amal Al Mustaqbal
     E’ Iniziato il campo estivo 2014 nel centro Amal al Mustaqbal, nel campo profughi di Aida (Betlemme) all’insegna della solidarietà verso la popolazione della Striscia di Gaza. I giorni scorsi hanno visto grande tensione in tutta la Cisgiordania e lo stesso campo ha rischiato di non svolgersi quest’anno, ma nonostante tutto, il primo giorno ha visto la partecipazione di ben trenta bambini, più di quanto ci si aspettasse, segno di un popolo che vuole andare avanti e resistere. Le attività per iniziare sono state improntate sulla conoscenza reciproca e sulla presentazione dando modo ai bambini di raccontarsi, ma anche di esprimere la propria vicinanza a Gaza. Il lavoro, organizzato in più gruppi di bambini, ha prodotto messaggi e disegni da mandare nella Striscia da accompagnare alla raccolta di medicinali e abiti promossa dal centro stesso nelle settimane precedenti. Molta è la solidarietà verso Gaza in West Bank e i bambini del campo di Aida non sono da meno, segno di una Palestina che, seppur divisa dall’occupazione, è in realtà molto unita. I volti della Palestina sono molti, dalla Cisgiordania a Gaza agli arabi del’48, ma la sofferenza e la visione del futuro che possiamo percepire è la stessa, esprimibile nei carri armati e nelle bandiere palestinesi che possiamo ritrovare molto spesso nei disegni dei bambini. L’assemblea organizzativa del campo si è tenuta con le insegnanti del posto, fautrici anch’esse a proprio modo di una resistenza alternativa che passa però dalla visione del futuro dei bambini e dalla creazione di una indipendenza non solo fisica, ma anche e soprattutto culturale. L’esserci confrontati con delle palestinesi, maestre, ma donne prima di tutto, ci arricchisce molto e ci aiuta a sviluppare una visione della resistenza diversa da quella che i media internazionali ci presentano. Nel pomeriggio abbiamo avuto la possibilità di fare un giro di conoscenza della storia e dei luoghi di Aida con dei compagni baschi, già impegnati nella loro lotta locale, dandoci modo di poter riflettere su una lotta internazionale condivisa. Insomma, è stata una giornata all’impronta del confronto tra varie realtà apparentemente lontane che insieme stanno vivendo il centro all’interno del quale sono stati affissi cartelli multilingue (in arabo, euskira e italiano), segno di una resistenza internazionale e di una prospettiva di futuro condiviso. Gli Shebab del campo profughi di Aida Centro Amal Al Mustaqbal Radio Amalrossa

  • imageANTISIONISMO E’ ANTIFASCISMO

    Noi giovani del Fronte Popolare di Aida Camp, Betlemme, Palestina, rigettiamo al mittente ogni parallelismo tra la lotta di liberazione del popolo palestinese e la feccia fascista.

    Sionismo e fascismo sono due facce della stessa medaglia, il capitalismo, quindi rifiutiamo in blocco qualsiasi tipo di sostegno da chi da sempre si è posto come braccio armato del padronato e a difesa del capitale.

    Non accettiamo perciò alcun sostegno da chi sfrutta il dramma del popolo gazawi, quindi palestinese, solamente per propagare odio razziale e antigiudaico fine a sostenere i suoi meschini interessi.

    Da sempre combattiamo e combatteremo l’occupazione sionista, non la presenza ebraica in Palestina.

    CONOSCIAMO BENE I NOSTRI NEMICI!
    INTIFADA FINO ALLA VITTORIA!

    Giovani del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina – Aida Camp

     

  • imageOggi 5 agosto un gruppo di antifascisti e antifasciste di roma solidali con la palestina è andato a trovare i lavoratori e le lavoratrice della società di informatica HP per denunciare la connivenza dell’azienda con l’occupazione e l’apartheid che lo Stato d’Israele perpetra da 66 anni sulla popolazione palestinese. L’HP è infatti complice nella fornitura di servizi di controllo ai check point, fornisce sistemi informatici all’esercito e alla marina israeliana, realizza carte biometriche per la schedatura di chi vive in Israele e in Palestina. Oggi è un mese dall’inizio dei bombardamenti dello stato d’Israele sulla popolazione inerme di Gaza. E’ anche un mese in cui in tutto il mondo si stanno svolgendo manifestazioni di solidarietà alla resistenza palestinese. Manifestazioni che si stanno concretizzando anche in azioni di protesta e boicottaggio. A Birmingham questa mattina hanno occupato la fabbrica della Elbit, produttrice di armi israeliane, in Italia lanciamo una campagna di boicottaggio dei prodotti della HP, computer, stampanti, scanner finchè la multinazionale non romperà ogni contratto ed ogni fornitura a chi opprime, uccide e imprigiona la popolazione palestinese.

    no agli accordi militari tra italia e israele
    rifiuta l’apartheid

    antifascisti e antifasciste

    imageHewlett-Packard
    “Expanding Possibilities”
    in massacri, occupazione militare e colonialismo in Palestina

    Un mese di bombardamenti incessanti, un massacro dalle proporzioni incalcolabili.
    Oltre i numeri delle persone assassinate o ferite, oltre disastri e distruzioni che avranno effetto anche quando droni, motovedette, carri armati e caccia bombardieri finiranno di tormentare e spezzare le vite della popolazione palestinese a Gaza, l’assedio ed il progetto coloniale di Israele continueranno a “bassa intensità”, per nascondersi davanti la comunità internazionale.

    E’ proprio nel quotidiano di violenze e angherie volte all’espansione coloniale sionista, che la Hewlett-Packard trae profitto, fornendo sistemi informatici al Ministero della Difesa israeliano e tecnologie per il controllo del movimento ai checkpoint a Gaza e in Cisgiordania.
    L’attrezzatura HP è in dotazione al sistema carcerario e all’esercito israeliano, oltre ad essere impiegata nello sviluppo tecnologico delle colonie, ad esempio con il progetto “Smart City” ad Ariel.
    Chissà cosa racconteranno a chi lavora nelle sedi come questa, per una Multinazionale che utilizza competenze e scienza per rifornire un esercito impegnato in 66 anni di massacri e pulizia etnica.

    imageOggi siamo qui per disturbare la normalità con la quale Hewlett-Packard trae profitto dall’economia di guerra e dall’oppressione israeliana, forti di numerose iniziative simili a questa in tutto il mondo, come l’occupazione, di questa mattina, della sede di Elbit Systems a Birmingham, fornitrice di armi e sistemi di controllo.

    Dal 2005, la popolazione palestinese ha fatto appello a tutti coloro che non vogliono essere complici, in silenzio, del sistema di Apartheid israeliano e dell’occupazione militare della Palestina.
    L’appello al boicottaggio è un grido che sta risuonando nelle coscienze di migliaia di persone che, smettendo di acquistare i prodotti ed informando il prossimo, stanno arrecando danni economici e d’immagine a tutte le compagnie che scelgono di “firmare” l’oppressione israeliana.
    Il logo del “HP” inizia ad essere associato a qualcosa di semplicemente rinunciabile e sostituibile con altri centinaia di marchi.

    imageContinueremo a proporre il boicottaggio di ogni prodotto Hewlett-Packard, finché la multinazionale non romperà ogni contratto ed ogni fornitura a chi opprime, uccide ed imprigiona la popolazione palestinese.

    Con Gaza e la Palestina intera nel cuore

    Boicottiamo Israele – Boicottiamo Hewlett-Packard
    Rifiutiamo l’Apartheid – BDS fino alla vittoria

    imageOn August 5, a group of anti-fascist activists in solidarity with Palestine paid a visit to HP headquarters in Rome to denounce the computer company’s complicity with the occupation and apartheid policies that the State of Israel has been imposing on the Palestinian people for 66 years. HP’s complicity includes providing identification systems for Israeli checkpoints, computer hardware and software for the Israeli army and navy and manufacturing biometric ID cards used in profiling Palestinian residents of Israel.
    The date also marked one month since the beginning of Israel’s bombing campaign on the population of Gaza, a month in which people all over the world have been demonstrating in solidarity with the Palestinian resistance, including direct actions and boycotts. In Birmingham this morning activists occupied a factory of the Israeli weapons manufacturer Elbit and in Italy a campaign was launched to boycott HP products, including computers, printers and scanners, until the multinational company interrupts all ties with those who oppress, kill and imprison the Palestinian people.
    No to military cooperation between Italy and Israel
    Refuse Apartheid
    Anti-fascist Activists – Rome
    Leaflet distributed:
    imageHEWLETT PACKARD: “EXPANDING POSSIBILITIES” IN MASSACRES, MILITARY OCCUPATION AND COLONIALISM IN PALESTINE
    A month of incessant bombing, a massacre of incalculable proportions. In addition to the number of people killed or injured, and the disaster and destruction that will continue to take form long after the drones, naval ships, tanks and fighter jets cease tormenting and cutting short the lives of the Palestinian people of Gaza, Israel’s siege and settlement project will continue in “low intensity” mode, passing below the radar of the international community.
    It is, in fact, from the everyday violence and harassment of Zionist colonial expansion that Hewlett-Packard turns a profit, providing computer systems to the Israeli Defense Ministry and technologies for control of movement at checkpoints in Gaza and the West Bank.
    HP equipment is supplied to the Israeli prison system and the military, as well as being used in the technological development of settlements, for example, with the “Smart City” project in Ariel.
    One can only wonder what they tell the people working in locations such as the offices in Rome, for a multinational company that uses technology and knowledge to supply a military engaged in 66 years of massacres and ethnic cleansing. Today we are here to disturb the normalcy with which Hewlett-Packard profits from the Israeli economy of war and oppression, encouraged by the many initiatives just like this taking place all over the world, including the occupation in Birmingham, UK, this morning of a factory of the Israeli weapons and control systems manufacturer Elbit.
    Since 2005, the Palestinian people have called on all those who refuse to be complicit, in silence, with Israel’s system of Apartheid and military occupation of Palestine to act. The call for boycotts is resonating in the conscience of thousands of people, who have stopped buying Israeli products and are informing others, causing economic and reputational damage to those companies that choose to “endorse” Israeli oppression.
    The “HP” logo is starting to be seen as something to be avoided or replaced by hundreds of other brands.
    imageWe will continue to call for boycotts of all Hewlett-Packard products until the multinational company interrupts all ties with those who oppress, kill and imprison the Palestinian people.
    With Gaza and all of Palestine in our hearts.
    Boycott Israel – Boycott Hewlett-Packard
    Refuse Apartheid – BDS until victory

  • Disertiamo il massacro a Gaza
    Disarmiamo Israele
    Solidarietà alla popolazione palestinese

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    L’instancabile fame di morte e distruzione dello stato israeliano, che da ormai 24 giorni bombarda e occupa militarmente la Striscia di Gaza, non sarebbe possibile senza l’appoggio internazionale di cui gode lo stato sionista.

    Anche l’Italia si rende complice di questo massacro, scegliendo la strategia più sfacciata e crudele per schierarsi al fianco d’Israele: consegnando 2 velivoli militari M-346 firmati Finmeccanica, dei 30 promessi allo stato sionista, ed organizzando esercitazioni militari congiunte sui cieli della Sardegna.
    Finmeccanica, fiore all’occhiello dell’industria italiana, approfitta del massacro a Gaza come laboratorio di sperimentazione di armi micidiali per consolidare il suo prestigio tra i mercanti di morte delle multinazionali degli armamenti.

    Intanto, per mantenere l’apparenza da “italiani brava gente”, la Ministra Mogherini promette che l’Italia destinerà 1,65 milioni di euro ad ONG che lavorano nella cooperazione internazionale a Gaza, per generi di prima necessità e medicinali, in un paradossale ed ipocrita giro di soldi che finanzia sia la distruzione e l’annientamento di una popolazione, che i successivi aiuti umanitari.

    Vogliamo rompere il silenzio complice delle istituzioni italiane,smascherare la finta equidistanza, portare la voce di Gaza assediata e sotto le bombe, ai governanti di questo paese.

    Ricordare, ancora una volta, che gli accordi bilaterali tra Italia e Israele saldano, da anni, una complicità colpevole con la brutale occupazione sionista e con il lascito di morte e miseria che ne consegue.

    Per questo proprio mentre l’Italia si prepara al mega evento di Expo 2015, in cui Israele celebrerà i suoi “miracoli” in campo agricolo sulla terra sottratta alla popolazione palestinese, vogliamo scendere nuovamente in piazza per opporci a queste continue e proficue collaborazioni, attraverso le quali, Israele tenta di nascondere all’opinione pubblica, la ferocia del colonialismo che impone alla popolazione palestinese,riscrivendo la storia e normalizzando un’occupazione militare che dura ormai da 66 anni.

    Sosteniamo la campagna internazionale di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzione,
    con la popolazione palestinese, fino alla liberazione e al ritorno!

    La Palestina chiama e Roma risponde!

    Sabato 2 agosto, ore 19
    Presidio a Piazza Navona davanti al Senato
    Nessuna complicità con gli oppressori
    _________________________________________

  • Vi riproponiamo questa bellissima poesia di Rafeeh Ziadah scritta dopo Piombo fuso ma che oggi risulta ancora mostruosamente attuale.

    Comincio con questa poesia, che ho scritto mentre cadevano le bombe su Gaza. Ero la responsabile dell’ufficio stampa della coalizione e stavo lavorando molto nell’organizzazione: restavamo svegli fino alle 6 di mattina cercando di perfezionare ogni suono. E alla fine della giornata, come sapete molti palestinesi si stancano e cominciano a pronunciare la “p” come “b”. Così ‘Palestinians’ diventa “Balestinians” . Per questo mi ero esercitata con la “p” tutta la notte, e il giorno dopo uno dei giornalisti mi domanda: “Non pensi che tutto andrebbe meglio se smetteste di insegnare ai vostri figli a odiare?” Non l’ho insultato, sono stata molto cordiale, ma ho scritto questa poesia per rispondere a questo tipo di domande che a noi palestinesi vengono poste in continuazione.

  • Da Meri Calvelli
    10404429_10153075609232564_5232559520354278_nGaza 8 agosto 2014 – dopo tregua – purtroppo ricomincia l’inferno
    Oggi è un mese esatto dall’inizio dell’attacco Operazione “Protective edge” 1938 le vittime accertate fino a questo momento gran parte civili di cui 460 bambini e 246 donne.
    Dopo 72 ore di di tregua, realizzata per dare la possibilità alle parti di discutere un cessate il fuoco duraturo nel rispetto delle richieste di ognuno, siamo giunti ad un nulla di fatto. Nessuno ha accettato anche solo una delle richieste avanzate. Da una parte Israele ha chiesto il disarmo incondizionato ad Hamas; dall’altro le forze palestinesi unite hanno chiesto l’apertura dei confini di Gaza, la possibilità di navigare e muoversi nel resto del mondo come tutti gli esseri umani.

    Niente di questo è stato anche solo presto in considerazione; nessuna valida mediazione e’ stata in grado di poter dare una risposta immediata a queste richieste. Altresi, sono iniziati subito i confronti armati dall’una e dall’altra parte. Un ennesimo bombardamento dentro Gaza che dice aver colpito strutture militari ma che portano in obitorio un altro corpo di un bambino e altri feriti.
    Dall’altra parte barrage di missili caduti sulla zona sud di Israele senza fare vittime. Di nuovo al via la mattanza armata, tra la gente che ancora non sa dove e come ripararsi.

    Non e’ possibile pensare alla continuazione di questo scontro………

    imageGAZA 1 agosto 2014 – 25° giorno Operazione “Protective edge”

    Tregua di 72 ore nella Striscia di Gaza, accettata sia da Israele che dalle fazioni palestinesi. Nei confini pero’ non ci si puo’ avvicinare, i carri armati tirano su tutti. Le gente sfollata dalle case da oltre 2 settimane, quindi non potrà avvicinarsi per vedere come e’ messa la situazione. Intanto in alcune di queste tre zone, quelle maggiormente distrutte dai bombardamenti, Beit Hannun al Nord, Shajaya al centro est e Kuzaa al sud non si può entrare in profondità’ e quindi ancora non si possono scavare le macerie, dove si calcolano seppellite ancora decine di vittime rimaste sotto i bombardamenti nelle tragiche notti degli attacchi distruttivi. L’odore di morte purtroppo si dirama nelle varie aree della citta’; per il momento pero’ l’esercito vieta categoricamente di avvicinarsi.
    Sul lato mare invece, i pescatori hanno ripreso la pesca, per cercare di guadagnare qualcosa da mangiare per le famiglie. Il lungo mare pullula di persone che stanno girando, ormai senza casa e impossibilitate a fare qualsiasi cosa. Ognuno sicuramente respira un attimo dopo tante ore e giorni di chiusura dentro i posti di fortuna che hanno trovato per la protezione della famiglia rimasta in vita.

    Queste ore saranno decisive per verificare la possibilità’ di una tregua di lunga durata, per ribadire la necessita’ di un cessate il fuoco che comporti la imposizione della fine dei bombardamenti, l’apertura delle frontiere della striscia di Gaza e la fine dell’embargo per gli abitanti. Queste le condizioni minime richieste dai palestinesi, e che dovrebbero essere necessariamente imposte anche a livello internazionale attraverso uno stop definitivo ad Israele sul controllo e l’occupazione delle aree palestinesi tutte.

    La situazione umanitaria ridotta ad una semi-catastrofe, con oltre 250.000 sfollati, 11.000 case totalmente distrutte dovrà essere affrontata velocemente prima che sia troppo tardi; epidemie e disperazione sono sul limite della sopportazione umana.

    1373 vittime palestinesi di cui 852 civili di cui 252 bambini e 181 donne
    59 israeliani uccisi di cui 56 soldati, due civili israeliani e 1 civile di nazionalità’ thailandese
    137 scuole danneggiate
    1.800.000 persone hanno accesso limitato ai servizi igienico- sanitari e all’acqua
    303.000 bambini hanno necessita’ di supporto psicologico immediato

    Gaza 30 Luglio 2014 – ore 22.32. 23° giorno Operazione “Protective edge”

    Anche questa notte forti bombardamenti preannunciati sono stati eseguiti sulla striscia di Gaza. Obiettivi come sempre gli stessi, case, uffici, moschee….e poi ancora una volta la scuola dell’UNRWA (nazioni unite), dove centinaia di sfollati hanno trovato rifugio dopo i bombardamenti delle loro case.

    La scuola “Abu Hussein” di Jabalia, 19 morti decine di feriti, la maggior parte donne e bambini. Il panico tra la popolazione. ma non e’ finita; durante la giornata viene comunicata una tregua umanitaria di 4 ore, “la finestra umanitaria, così’ la definiscono, per permettere alla gente di andare a rifornirsi di cibo. Si reca ai negozi, che aprono appositamente per queste ore, i mercati, ed e’ proprio in uno di questi che viene lanciato un missile di avvertimento, e poi subito dopo un altro che compie una strage, la seconda della giornata: 17 morti 200 feriti; tra i morti anche un giornalista che era accorso al primo botto.

    Intanto gli attacchi aerei continuano su tutta la striscia ripetutamente, così come il lancio dei missili verso Israele.

    Le Nazioni Unite pare che non riescano a garantire l’incolumità dei civili nemmeno dentro le loro strutture; oltretutto la situazione umanitaria sta diventando un grandissimo problema; mancano fondi per riuscire a coprire le necessità primarie dell’emergenza; le grosse agenzie umanitarie ancora non si sono mosse per portare gli aiuti necessari alla popolazione; sono 250.000 sfollati, arrivati al 23° giorno del conflitto e ancora si trovano a vivere allo sbando; manca acqua, cibo, vestiario e anche le condizioni igieniche sono drastiche.

    Il balletto delle “tregue” non ha fine e si aggiunge al caos della delegazione formata dalle autorità Palestinesi, autorità’ di Hamas e fazioni che avrebbero dovuto raggiungere il Cairo per discutere con gli egiziani la tregua duratura…. Ma tutto questo e’ solo nell’aria, di fatto non c’e’ niente; la diplomazia annaspa, diciamo non esiste; nessuna presa di posizione concreta della Comunità Internazionale; l’IDF dichiara di aver raggiunto i propri obbiettivi …sul terreno però rimangono ancora tante vittime civili che pagano con la punizione collettiva un prezzo molto alto per avere il diritto di vivere a Gaza.

    1323 vittime palestinesi, la maggior parte civili

    56 soldati e 3 civili israeliani uccisi sul fronte opposto

    GAZA 29 luglio 2014 – 22° giorno “Operazione inferno”

    imageMancano le parole questa mattina per descrivere la notte di inferno trascorsa. Riesco solo ora a scrivere qualcosa, dopo aver visto che cosa e’ stato lasciato per strada, dopo la sfuriata cattiva e furibonda dell’esercito israeliano.

    Ancora adesso davanti agli occhi i bagliori degli illuminanti sonori, il fortissimo frastuono e scoppio delle bombe, il vento sulle spalle ad ogni esplosione che ha spazzato via case, edifici, moschee, strade. Il porto continua a fumare; le case dei pescatori, con dentro le attrezzature per la pesca sono andate perdute.

    Gi aerei e i droni israeliani hanno sorvolato senza tregua tutta la notte, per tutta la striscia dal nord al sud e viceversa senza permetterci di respirare. Tutta la striscia e’ stata avvolta dal fumo e dai detriti delle esplosioni continue con una frequenza scientifica: una bomba ogni 2 minuti e 2 illuminanti sonori lanciati in alto qualche secondo prima.

    Sono partiti dal quartiere di Zeitun a Gaza City, dove avevano già’ preannunciato anche l’evacuazione “dell’Istituto della casa delle suore del verbo incarnato” dove vivono due suore e ragazzi disabili. Abbiamo poi saputo che “l’istituto e’ stato distrutto. I ragazzi si sono salvati perché’ si sono rifugiati nella chiesetta.

    La mattina di ieri, 1° giorno dell’EID el Fitr, festa di fine ramadan era cominciata con una “tregua umanitaria” strisciante, non ufficiale, arrivati al 21° giorno di bombardamenti e distruzioni. Ma durante la giornata Israele aveva lanciato sulla popolazione attraverso gli aerei, comunicati sospetti che indicavano con un disegno della striscia di gaza, “4 tombe con le croci poste su tutta la striscia”. Nel retro il volantino riportava 73 nomi di persone appartenenti ad Hamas e Jhiad islamica, non particolarmente conosciute, per le quali indicava il giusto posto dove riposare…le tombe… macabro preludio….Poi nel pomeriggio l’assudo drone che colpisce e uccide 8 bambini, 3 adulti e ferisce un centinaio di persone nel parco giochi di Shati camp; e uno sul muro del perimetro dell’ospedale Al Shifa di Gaza City.

    Alle 22.30 circa dopo lanci di missili da parte di hamas e una azione di commandos che attacca e uccide 4 soldati, iniziano i bombardamenti. Dal mare con le navi, dal confine di terra, con l’artiglieria dei carriarmati, dal cielo con droni e gli F16.

    Lancio continuo e inarrestabile che finisce solo all’alba di questa mattina, con una breve sosta e la ripresa immediata di attacchi che sono andati avanti tutto il giorno. Oltre 100 i morti, che salgono di ora in ora con i ritrovamenti di cadaveri dei bombardamenti notturni e dei giorni precedenti. Niente di questo racconto puo’ dare l’idea di quello che e’ accaduto in queste ultime ore, nessuna parola o spiegazione puo’ rendere la violenza di questo attacco.

    Le folli dichiarazioni che sono seguite sulla necessita’ di continuare, anticipano solo il terrore che si vuole infliggere ancora su questa popolazione. Ormai non ci sono più ripari; oltre 200.000 sfollati cominciano a sentire la mancanza di cibo, di acqua, di cure, di igiene, di dignità’.

    1.200 i morti

    6840 i feriti

    11.000 le case distrutte

    Aspettiamo la notte che sta arrivando……..

    GAZA, 28 Luglio 2014 – 21° giorno – Operazione “Protective edge”
    10569055_10152115924112470_2168259752157619_nCi si sveglia con una calma apparente, il muezzin che annuncia la fine del mese del digiuno e l’inizio della “festa” dell’EID. Una festa sofferta con un mese intero di privazioni e di guerra, di morte e di distruzione. Non sarà un EID come le altre; non ci saranno bambini vestiti a festa che vanno nelle case di amici e parenti, come da tradizione ad augurare pace e serenità e a ricevere il dono; non ci saranno scambi di visite familiari tra le case e i villaggi.

    Non ci sono più le case, dove scambiarsi le visite e soprattutto non ci sono più intere famiglie per scambiare gli auguri; molti bambini sono morti e feriti, parenti e amici sono scomparsi; il lutto pervade l’ umore di questa festa.

    Una buona parte della popolazione non ha più nemmeno gli occhi per piangere, non ha più niente dove appoggiare le proprie cose. Possono ritrovarsi, se sono fortunati, un materasso da appoggiare in qualche angolo riparato della città di Gaza; se sono fortunati riceveranno in regalo un pasto caldo per queste tre giornate dell’EID, offerto senza dubbio dai vicini più fortunati.

    Negli ospedali, rimasti in azione, le centinaia di vittime, soprattutto bambini, trascorreranno la festa tanto attesa, costretti in un letto con ossigeno e medicazioni. Non la scorderanno mai più.

    Intanto questa notte non ci sono stati raid aerei e nemmeno lanci di missili su Israele, la tregua umanitaria non è attiva ma se rimane questa calma, sarà possibile avere un fermo delle operazioni, con la possibilità di arrivare alla discussione fondamentale per la cessazione del fuoco duratura e la assoluta e necessaria imposizione della fine del blocco per Gaza, l’apertura delle frontiere, il diritto alla vita dei palestinesi e la sicurezza per tutti.

    “In queste ore il consiglio di sicurezza dell’ ONU ha approvato la risoluzione per una tregua umanitaria immediata e incondizionata. Obama con una telefonata a Netanyahu ha chiesto il cessate il fuoco per salvare le vite umane palestinesi e israeliane ma ha anche detto di voler disarmare le milizie palestinesi”.

    Per arrivare ad una tregua umanitaria che porti le due parti a discutere punti fondamentali, devono essere messe sulla bilancia tutte le cause e gli effetti, di questa guerra; la FINE dell’occupazione delle terre del popolo palestinese, l’assedio e l’oppressione dello stesso, sono i punti focali che devono essere risolti, per una totale e definitiva soluzione del conflitto.

    Mentre i droni continuano a martellare le teste dei cittadini di Gaza, si attende intrepidi notizie dal fronte militare .

    EID mubarak

    10556957_10153044447387564_7773180420444148781_oGaza, 27 luglio 2014 – 20° giorno Operazione “Protective edge”
    Una tregua di 12 ore da ieri alle 8 fino alle 20, poi  qualche altro missile e strikes aereo e poi  l’annuncio di un allungamento di altre  12 ore. Nel pieno della tregua umanitaria, la gente è uscita a vedere, è ritornata ai villaggi, alle case, ai luoghi lasciati di corsa per fuggire alle bombe e all’artiglieria.  Hanno trovato la devastazione. Qualcuno mi diceva che non riusciva a capire dove era la propria strada, la propria casa.  Un ammasso di macerie, ancora fumanti.  Crateri  profondi che sono penetrati nella terra circondati dai resti di case nelle quali puoi riconoscere un oggetto mezzo rotto e bruciacchiato, un divano , la scarpa; salendo su un cratere si riconosceva l’esistenza di una farmacia, c’erano ancora alcune scatole di pillole, impolverate e lo stikers per il diabete. Tende che svolazzano bucherellate, frammenti di vetri e porte catapultate a decine di metri. Qua e la, dove usavano tenere gli animali, (asini, pecore, galline), a fianco della casa, se ne trovano i resti, morti e ormai in putrefazione che emanano un odore indescrivibile.  Vicino l’ospedale di Beit Hannoun, una carrozzina usata per il trasporto disabili; e’ li, in mezzo alla strada colpita e storta che guarda il disastro davanti a se. Non tutti hanno potuto avvicinarsi alle proprie case; la gente di kuza’a villaggio rurale del sud, Khan Younis, ha avuto l’ordine di non andare sulle case del confine, i cannoni e i cecchini  hanno continuato a sparare a chi si avvicinava.
    Continua a salire il numero dei morti; nelle  ore di tregua si scava nei luoghi dello sterminio e si recuperano i civilli rimasti sotto le macerie, sono 151 alla fine della giornata. In questo momento si sentono di nuovo  esplosioni a distanza….forse la tregua ancora non regge….
    Ultimo triste bilancio:
    1049   palestinesi uccisi (80% civili)
    151 corpi ritrovati ieri sotto le macerie
    6000 feriti palestinesi
    37 soldati israeliani morti sul campo di battaglia nel confine occupato
    2 civili israeliani 1 tailandese morti per il lancio dei missili da gaza
    160 i feriti israeliani
    La guerra continua :-(
    Gaza 26 luglio 19° giorno Operazione “Protective edge”

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    Tregua di 12 ore da questa mattina alle 8, dopo una notte di inferno su tutta la striscia; hanno continuato a bombardare ferocemente fino a pochi minuti prima dell’inizio di “pausa”. 

    Decine le case distrutte, decine i morti, centinaia i feriti. La gente ha urlato tutta la notte in un coro di terrore per le atrocità che gli si sono scatenate intorno. Un boato e inferno di fuoco scatenato sulla gente.

    Gli attacchi con droni e F16, con artiglieria di terra e mare, sono scoppiati fortemente da dopo il tramonto senza sosta. Con un movimento di attività’ militare da sud a nord, hanno passato in rassegna tutto il territorio senza fermarsi. “I famosi occhi dei militari” che guardano e scelgono accuratamente l’obiettivo, hanno allargato la visuale e hanno fatto fuoco su tutto.

    Colpito ripetutamente il sud a tappeto; una casa con 20 persone principalmente donne e bambini, e’ stata completamente abbattuta senza avvertimento. era un venditore di polli di Banisweila – Khan Younis. Distrutte tutte le aziende agricole e di allevamento della zona.

    Attaccati gli ospedali del nord con forti colpi di artiglieria senza sosta. Difficile spostare i pazienti dai diversi reparti dell’ospedale di Beit Hannun dove arrivano. Ferito anche un volontario svedese che si trovava dentro l’ospedale.

    La gente questa mattina, approfittando della tregua umanitaria sta recandosi nelle proprie case dove non torna da oltre 10 giorni. Non si sa che cosa troveranno, sicuramente macerie e tanti morti abbandonati durante l’offensiva. La situazione umanitaria e’ catastrofica, comincia ad esserci un grave problema igienico – sanitario, manca acqua sia per bere che per lavarsi. nei posti dove la gente e’ alloggiata, da sfollata, ci sono grossi problemi di agibilità’. Le strutture non sono idonee e non hanno le infrastrutture per contenere tale numero di persone. Comincia a mancare il gasolio e l’elettricità’ e’ garantita per pochissime ore al giorno e non in tutte le aree.

    Una situazione insostenibile. Non volevo arrivare a definirla un “sadico genocidio” di popolazione ma questo purtroppo si sta rivelando nel vero senso della parola.

    Cerchiamo di fermarlo con tutti i mezzi necessari.
    12 ore di tregua, droni incessanti sulla testa.

    10498143_10152260835867984_5306870253446873735_oContinuano a salire il numero dei morti. In queste 12 ore di tregua si scava nei luoghi dello sterminio e si recuperano i civili rimasti sotto le macerie. Non si può entrare ovunque. A Kuza’a villaggio rurale del sud, l’esercito spara dai carri armati e dai cecchini appostati sulle case a tutti quelli che si avvicinano. Hanno vietato alle famiglie evacuate di ritornare a prendere le cose anche in queste ore di tregua. nessun giornalista può entrare nella zona.

    Problema urgentissimo che si sta acutizzando. Stanno terminando le scorte di gasolio, necessario per sopperire alla mancanza di elettricità. Il problema potrebbe creare una catastrofe enorme; non c’è possibilità di alimentare la corrente che alimenta le pompe dell’acqua, quindi a catena il problema è  veramente enorme.

    GAZA 25 luglio – 18° giorno Operazione “Protective edge”

    “Stavamo caricando i materassi da distribuire alla popolazione evacuata dalle proprie case, e rifugiata dentro posti di fortuna (negozi, case chiese), quando Sharif, di Beit Hannoun ha ricevuto la telefonata dalla gente del suo villaggio rifugiata nella scuola dell’UNRWA. “l’artiglieria ha colpito la scuola elementare ci sono tanti feriti” . Poi la comunicazione cade e per molti minuti non si riesce più’ a prendere la linea. In quell’area bombardata, dove eravamo andati a ritirare i materassi, era l’ultima fabbrica rimasta in piedi, che sta producendo questo materiale per tutta la striscia; la fabbrica grande di Beit Hannoun era stata bombardata già’ qualche notte prima, tutta la produzione, ora assolutamente necessaria, era andata distrutta.

    Le scuole dell’UNRWA, sono cominciate a diventare target dell’esercito, nonostante le rassicurazioni dell’IDF; convinti che anche queste siano rampe di lancio dei missili, non sentiranno ragioni, per motivi di sicurezza.

    La Beit Hannun “primary boy school” ospitava 1500 sfollati provenienti dalla stessa zona. Avevano già’ chiesto di allontanarsi e di lasciare quella scuola, perché’ li gli attacchi e i combattimenti erano forti; già’ un altro migliaio di persone aveva ri-evacuato. E così, passando da casa, a scuola, a strada, la popolazione civile non sa più’ dove andare e rimane bersaglio dell’esercito militare israeliano.

    Sono oltre 140.000 gli sfollati, prepotentemente cacciati dalle proprie case, perche’ l’esercito e’ voluto entrare nelle terre dl confine e della buffer zone, dove vivono migliaia di contadini, dal Nord al Sud. Purtroppo non hanno la possibilità’ di difendersi, perché’ sono considerati solo aggressori, quindi non resta che scappare. 20 morti e 200 feriti.

    L’esercito militare israeliano invece insiste con l’operazione di terra per individuare missili e rampe di lancio e mettere in sicurezza il popolo di israele; loro possono difendersi e quindi e’ legittimo anche attaccare anche i civili di Gaza.

    Questa notte sono stati lanciati 5 missili da Gaza verso Israele; pochi ha commentato l’esercito, “forse stanno risparmiando per durare di piu’ la guerra” questa l’opinione dell’IDF

    34 invece gli attacchi aerei israelianin con 50 missili su diverse località’. Centinaia i colpi sparati dall’artiglieria sulle zone di confine.
    10 palestinesi uccisi, 33 feriti, 9 case distrutte.

    Alle 13.30 si riunirà il governo israeliano per decidere e comunicare la posizione ufficiale sull’operazione militare.

    Intanto ancora bombardamenti con droni anche nella citta’ di Gaza. Da poco hanno tirato su una casa di una persona di hamas per la 4 volta; la casa è distrutta e dentro non c’è nessuno ma l’obiettivo è sensibile e fondamentale, quindi va colpito, i danni collaterali chiaramente verso le case vicine.

    Colpita ancora una volta la spiaggia di Gaza tra gli hotel Roots e Adam. Esplosione fortissima ma nessun ferito. Domani 12 ore di tregua ma nel frattempo l’ospedale di Beit Hanun è sotto assedio, con un volontario internazionale ferito. Al governo Israele piace proposta tregua Egitto non quella degli Stati Uniti. Ciò spiega bene il ruolo del Cairo in questa mancata soluzione della crisi. Il rifiuto del gabinetto di sicurezza israeliano della tregua proposta da Kerry è avvenuto all’unanimità.

    GAZA, 24 luglio 2014 – 17° giorno Operazione “Protective edge”

    10535607_10153037397287564_4740756463758231561_oL’attacco militare, concentrato nelle zone di confine del sud della striscia sono andate avanti per tutto il giorno di ieri fino a questa mattina. La maggior parte dei 50 raid aerei di questa notte, dalle 22 alle 6, sono stati riversati sulla zona Sud di Khan Younis e villaggi di confine.
    Kuza’a villaggio di agricoltori, situato al confine, sulla “buffer zone”, attaccato nella notte del 23, ha ancora un bilancio parziale delle vittime e dei feriti. Solo poche ore di “tregua umanitaria”, dove sono entrate ambulanze per scavare e evacuare i feriti e i cittadini rimasti intrappolati sotto i fuochi dell’artiglieria. Ancora il bilancio non si conosce e continua ad essere zona militare chiusa, come Shajayya, (quartiere di gaza completamente distrutto) dove ancora i morti sono sotto le macerie.
    E’ di queste ore l’inizio dell’evacuazione 40.000 persone. I due ospedali di Khan Younis, Nassar e European Hospital sono pieni di feriti che vengono trattati in queste ore.
    Per tutta la giornata di ieri ci sono stati forti combattimenti e attacchi militari, concentrati per la maggior parte al sud della striscia. Questo e’ l’ultimo fazzoletto di terra che l’esercito militare sta “setacciando” per scovare tunnel e missili di hamas. Se non fosse evidente che li tirano si potrebbe pensare che non esistono; purtroppo questa operazione impostata su questa ricerca, ha portato solo vittime civili e distruzione. Nonostante la grande tecnologia militare messa in campo da Israele infatti i tunnel non li trovano. E così hanno fatto come sempre un enorme massacro di civili.
    Il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha votato ieri l’apertura di una inchiesta per indagare sui crimini di guerra da parte di Israele nella Striscia di Gaza.
    Tra i 47 paesi che partecipano al Consiglio, 29 hanno votato con parere favorevole 17 astenuti, tra cui l’Italia (vergogna ) e uno ha votato contro, USA (tanto per cambiare qualcosa).
    Ieri nella conferenza stampa in Qatar, Meshaal, (leader Hamas in esilio) ha ribadito la volontà di arrivare ad un cessate il fuoco duraturo ma non prima che venga tolto il blocco totale e l’embargo su Gaza.
    Dalle 22 alle 8 di questa mattina sono stati lanciati 12 rockets e 9 mortai da parte palestinese; condotti 39 raid aerei e sparati 52 missili su diverse località’ della Striscia di Gaza. Sparati circa 432 tank shells lungo i confini (soprattutto al sud) e circa 230 shells dalle navi israeliane. Forti combattimenti ancora in corso in 6 aree; 17 case distrutte, 26 Palestinesi uccisi e 68 feriti.
    Ultime notizie sulla tregua umanitaria: pare che possa partire da sabato per 5 giorni, cosi come era stato comunicato fino a ieri notte per cominciare a discutere i punti del cessate il fuoco duraturo. Per il momento droni e attacchi aerei su Gaza City.
    Il bilancio delle vittime e dei danni dall’inizio fino ad oggi: 775 le vittime palestinesi 4563 i feriti palestinesi. 140.000 gli sfollati.
    32 soldati israeliani e 3 civili (uno thailandese); 150 soldati feriti.

     10547520_10152568110449304_5435425974972644587_nGAZA, 23 luglio 2014Il villaggio di Kuzaa nel confine sud della striscia di Gaza, attaccato dall’artiglieria nella notte del 23 luglio. Forti bombardamenti sulle case della popolazione, colpita anche una piccola clinica che stava curando i feriti dei giorni precedenti. Uccisi molti della famiglia Qudaih. Senza energia elettrica sono stati sotto i colpi dei cannoni e dell’aviazione per tutta la notte. Le ambulanze chiamate per i primi soccorsi non sono riuscite ad entrare e sono state colpite. Per tutta la giornata di ieri non e’ stato possibile entrare nel villaggio a recuperare morti e feriti. La tregua umanitaria di qualche ora non e’ stata sufficiente a capire la situazione. Kuzaa e’ un villaggio di agricoltori, molto isolato, con le case che stanno proprio al confine sulla Buffer zone.

    GAZA, 21 luglio 2014 – 14° giorno Operazione “Protective edge”

    10403489_10153029783972564_7486334655422009216_nLa giornata orribile di ieri non potrà’ essere dimenticata dalle centinaia di persone che sono riuscite ad uscire dall’inferno di Shajayya, dove, dalla notte precedente hanno vissuto ore di distruzione e morte dentro le loro case. Il maledetto numero sempre in aumento di vittime, le immagini dei feriti che sfilano nelle ambulanze, i corpi ammassati morti dissanguati, perché’ le ambulanze sono riuscite ad entrare solo molte ore dopo, quando ormai era troppo tardi, da il quadro disperato e quotidiano della situazione a Gaza.

    101 i morti totali solo ieri, centinaia i feriti. Non e’ stata proprio una “operazione chirurgica e mirata”; addirittura l’americano Kerry ha dovuto commentare l’esagerato attacco. Ma l’operazione va avanti, anche ieri sera, dopo l’ftar (alle 20 locali, ) quando era da poco finita la giornata di digiuno per il Ramadan, una intera palazzina di 4 piani e’ stata fatta saltare nella zona di Khan Younis: Bani Sweilah; il proprietario, un poliziotto di Hamas, non particolarmente ricercato; dentro le case le famiglie, 27 morti, 17 dei quali bambini. Ancora scavano tra le macerie. Altre operazioni su case (molte delle quali evacuate) in tutte le aree della striscia di Gaza (Bureij, Magazi, Deir el Balah (area del centro della striscia) Rafah (sud); e anche combattimenti e scontri tra esercito e combattenti delle brigate.

    Uccisi 10 militanti del Qassam che si stavano infiltrando in Israele.

    La popolazione delle zone limitrofe a Gaza (sderot, kissufim) dove vivono gli israeliani, e’ stata avvisata a rimanere nelle proprie case, mentre continuano a suonare le sirene dei missili che vengono lanciati sulle citta’ di israele (dalle 22 di ieri sera a questa mattina alle 6 ne sono stati lanciati 31) ; 57 invece i raid aerei israeliani, 225 i missili lanciati dai carri armati e 130 dalle navi sul territorio palestinese di Gaza.

    Intanto Israele smentisce la cattura del soldato Shaul Aron come e’ invece stata riportata e confermata ieri sera dalla Brigata Al Qassam.

    Molte le manifestazioni di protesta nelle aree israeliane contro l’operazione militare a Gaza; scontri ad Haifa e Tel Aviv

    Convocato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

    Intanto in questo momento continuano pesanti bombardamenti su tutta la striscia. – 510 i morti, 3150 i feriti palestinesi 85.000 le persone sfollate nelle strutture UNRWA.

     

    Gaza 20 luglio – pomeriggio 13° giorno

    10482492_10202016322520691_2563830078300874411_oNessuna tregua umanitaria di 2 ore, concordata; è stato solo un pericoloso abbocco per giornalisti e ambulanze che dopo “12 ore” sono riusciti a raggiungere il quartiere di Shajayya, dove queste notte si è consumato il massacro di civili, bombardati e strabombardati, schiacciati dentro le loro case, morti dissanguati, non raccolti….ora sotto il caldo, sono già in putrefazione. Decine di ambulanze e giornalisti sono arrivati…..con troppo ritardo a prestare i soccorsi ormai inutili, la gente e’ arrabbiata e raccoglie i resti dei trucidati.

    Sono tanto arrabbiati che se la prendono con tutti, sparano in aria, urlano per la disperazione…..dove erano i media mondiali questa notte per documentare e fermare questo massacro…… Nessuno di noi è realmente responsabile, ma la rabbia per la perdita di figli, padri, madri è troppo grande.

    Il mondo sta a guardare davanti ai media internazionali,discutendo delle meglio strategie tattiche militari degli uni e degli altri che in questo momento si confrontano con le armi, e lasciano i civili morire senza essere raccolti…….

    Non è giusto, non potrà mai risolversi niente così, l’impotenza e’ enorme anche da questa parte.

    Intanto riprendono immediatamente i bombardamenti, tutti scappano di nuovo. Le famiglie numerose con tanti bambini al seguito; poche cose prese prima di fuggire da casa….un altra notte di terrore li attende ; una notte per strada, con le bombe che picchiano sulle loro case ormai perdute.

    85.000 sfollati senza acqua cibo e beni di necessita’ primaria;
    420 morti (provvisorio)
    2700 feriti
    oltre 600 le case distrutte

    Questi sono tutti numeri destinati solo a crescere, purtroppo…..per fermarsi ci vorrebbe testa e volontà….non e’ questo il caso 

    Gaza 19 Luglio 2014 – 12° giorno Operazione “Protective edge”L’esercito israeliano preferisce la notte per colpire le case dei civili, gli occhi delle telecamere dei media mondiali, che sono presenti qui a Gaza non hanno così l’opportunità di vedere in diretta l’orrore di questa guerra che combatte per la “sicurezza” di Israele. Ai media e all’opinione pubblica mondiale basteranno le dichiarazioni dei rappresentanti israeliani all’ONU che dichiarano con noncuranza che Israele vuole la pace e vuole salvare la vita ai palestinesi.

    Intanto ieri in poche ore hanno fatto decine di vittime; un’altra intera famiglia sterminata a Beit Hanoun 5 persone, tra cui 2 donne e un bambino; una moschea a Khan Younis con i fedeli in preghiera attaccata da un raid aereo 9 i morti, decine i feriti (3 dei quali della stessa famiglia). In queste ultime ore un’altra famiglia di Beit Lahya colpita e sterminata 8 morti e 7 feriti, (un bambino di 11 mesi e uno di 3 anni).

    In tutte le aree di confine dove hanno condotto le operazioni di “incursione e livellamento”, hanno sparato cannonate sulle case della gente. Abbiamo raggiunto telefonicamente molte persone che chiedevano aiuto per gli spostamenti. A Tuffah (area est di Gaza) una intera palazzina è stata attaccata dei tank shell ininterrottamente; le famiglie sono state costrette a fuggire e rimanere in strada per ore sotto i colpi delle cannonate.

    E dopo l’evacuazione dell’ospedale Al Wafa, è stato colpito anche l’ospedale Kamal Adwan, Jabalia.

    Decine di feriti arrivano ogni ora negli ospedali di Gaza, ormai pieni di emergenza e in necessità di medicinali per i soccorsi.

    Sono saliti i numeri delle persone sfollate dalle case e rifugiate presso le scuole dell’UNRWA aperte per raccogliere la popolazione. Sono attualmente 23.000 le persone dentro le scuole che hanno bisogno di cibo di emergenza e altra assistenza ma in queste ore il numero sara’ destinato a salire di molto. Sono oltre 100.000 le persone che sono state avvisate dai militari nei giorni scorsi ad abbandonare le proprie case.

    Intanto continuano anche questa mattina, attacchi di droni e artiglieria senza sosta.

    Abbiamo notato un comune denominatore negli attacchi: l’esercito ha scelto di sterminare famiglie intere, con donne e bambini, proprio come nelle dichiarazioni e indicazioni della destra israeliana; Ayele Shaked parlamentare del partito di destra israeliano “casa ebraica” ha dichiarato qualche giorno fa che devono essere sterminati i bambini palestinesi e le madri che partoriscono “piccoli serpenti” (dal Jerusalem Post:http://www.jpost.com/Operation-Protective-Edge/Erdogan-Ayelet-Shaked-has-same-mindset-as-Hitler-362877 )

    Sono 307 i morti dall’inizio dell’Operazione “Protective edge”.
    Oggi Ban Ki Mun sarà in Medio Oriente.

    Gaza 18 luglio 2014  11° giorno  Operazione “Protective edge” – incursioni notturne nella striscia di gaza

    Dopo le 5 ore di cessate il fuoco che hanno dato respiro alla popolazione  durante la giornata di ieri, non si e’ più’ avuto notizie su incontri, accordi  e tregue in corso tra Egitto, Hamas e Israele. L’esercito militare  ad un certo punto ha iniziato il previsto attacco militare più’ forte e aggressivo. “l’invasione di terra”, che come nell’immaginario di tutti i media internazionali, doveva essere una invasione di soldatini che entrano in forze con carri armati dentro la  città facendo arresti e scacciando il nemico. In realtà’ sono state  incursioni che Israele ha preparato in questi giorni e  praticato per tutta la notte in modo aggressivo  e determinato lungo tutto il confine. Con  violenza maggiore e assurda verso tutta la popolazione civile, senza nessun problema sui danni che man mano ha creato.Sono entrati di 300 metri lungo la zona di sicurezza  dal nord al sud, con molti carri armati che per tutta la notte non hanno smesso di bersagliare le case lungo il confine. Aiutati maggiormente dall’aviazione hanno tirato sulle  case di civili e bombardato terreni in cerca di tunnel. Tagliando l’elettricità in tutta la striscia,  per creare l’atmosfera di terrore e disorientare il nemico, sono avanzati e arretrati a tratti;  hanno tirato gas lacrimogeni, per coprire l’avanzamento e intossicato decine di persone. 2 nel sud sono morti per soffocamento, perché il gas e’ entrato nella casa.

    In situazione normale queste operazioni sono considerate di routin, la chiamano “levelling operation”, livellamento del terreno, scavi che monitorano la presenza eventuale di tunnels.  A rimetterci  in genere sono i contadini dei terreni più’ vicini alla buffer zone. In questo caso aumentando la dose di mezzi militari, soldati richiamati al confine (circa 40.000), l’operazione allargata a ventaglio ha coinvolto un numero maggior di popolazione.  Ora le famiglie che hanno perduto le case su quel confine stanno appoggiate in abitazioni di vicini; la situazione umanitaria’ sta allargandosi a macchia d’olio e nei prossimi giorni potrebbe diventare una catastrofe enorme, considerato l’alto numero degli sfollati  previsti ai quali e’ stato richiesto di abbandonare le case.

    In questo momento la situazione e’ ancora incerta, l’esercito ha fatto solo qualche tafferuglio con le forze di Hamas che ora hanno diretto i missili non in profondità’ ma verso il confine. L’IDF e’ incerta sul da farsi entrare nella Striscia e’ un rischio e dovrebbe fare ancora più’ vittime sia tra la popolazione di gaza ma anche tra di loro. L’intervento diplomatico può’ essere l’unica soluzione a questo caos. Prendere in considerazione le proposte di tregua dei Palestinesi che sono: fine dell’embargo,  apertura delle frontiere, lasciare i palestinesi vivere la loro vita senza intromissioni, occupazione e colonizzazione.

    Se la Comunità Internazionale recepisce, questo conflitto finisce in poco tempo. Per ora è tutto sospeso e come al solito lasciano parlare solo le bombe.
    18 luglio BILANCIO OPERAZIONI MILITARI dalle 6am alle 20pmTirati da gaza verso Israele : 95 rockets e 33 mortai, Raid aerei israeliani: 52 con 78 missili, missili della marina israeliana: 35, missili dai carri armati israeliani: 222, case distrutte palestinesi: 21, uccisi: 25 palestinesi, feriti: 59 palestinesi
    Aumentati a 40.000 gli sfollati dalle case della buffer zone, costretti a fuggire dalle case, nell’area coinvolta dalle operazioni militari. La maggior parte degli sfollati sono sistemati nelle scuole dell’UNRWA. Il via alla “macchina umanitaria” ….nessuna novita’ invece sul fronte politico e diplomatico.
    Gaza, 17 luglio 2014 10°  giorno Operazione “Protective edge”
    “Tregua umanitaria” e’ definita quella accordata per fermare i fuochi e la distruzione durata 10 giorni. Un cessate il fuoco che non e’ arrivato a nessun accordo concreto e duraturo ma che ha necessita’ di vedere che cosa ha portato questa furia violenta di bombe. Questa ultima giornata e nottata si e’ distinta per la violenza che i civili hanno pagato senza senso. Ieri una furia di uccisioni sui civili, droni e tank shell sulla folla, lontana da obiettivi sensibili ma target inconsapevoli dl fuoco dell’odio. 4 bambini  che giocavano per un attimo di pausa,  sono stati centrati in pieno da due missili della marina sulla spiaggia del porticciolo di Gaza, dietro al Adam Hotel, uno dei 7 hotel presenti sul lungo mare della striscia di Gaza,  sotto gli occhi dei  giornalisti di tutto il mondo.
    Uccisioni, distruzioni e bombe sono continuate tutta la notte con 45 raid aerei, centinaia di shell provenienti sia dalle navi che dai carri armati. 13 le case distrutte solo questa notte.
    Anche adesso qualche ora prima dell’inizio della tregua, stanno continuando lanci di missili da Gaza (uno e’ arrivato ad Haifa) e altri raid su tutta  la striscia; decine i feriti di queste ultime ore. Scontro anche al confine tra militari e combattenti palestinesi, 5 morti.
    Dalle 10 alle 15  si fermerà’ dunque la tempesta di fuoco, si osserveranno i danni e poi ……ancora non si sa.
    Gaza, 16 luglio 2014 – 9° giorno Operazione Protective edge
    Dopo la frettolosa tregua unilaterale alla quale egiziani e israeliani si sono “dimenticati” di avvisare  la parte in causa delle forze di Gaza e soprattutto non hanno accennato nessun termine per il cessate il fuoco, sono continuate le attività militari. Israele ha accettato immediatamente  la proposta di tregua, rivolta principalmente ai media internazionali che in questo momento salta fuori che non è stata assolutamente discussa e prende  la palla al balzo per continuare i pesanti bombardamenti su tutta la striscia di Gaza. Hanno iniziato a tappeto dal nord al sud a passare in rassegna molte abitazioni e strutture.  Distrutte le case di Ministri ed ex Ministri di Hamas durante la notte; colpito il 4° piano dell’ospedale Al Wafah con molti anziani dentro e presidiato da internazionali.  L’esercito ha chiamato il direttore dell’ospedale per evacuarlo entro questa mattina alle 8.  L’esercito ha inoltre  intimato di uscire  a circa 100.000 persone in tutte le aree della striscia. Molti abitanti del centro di Gaza sono stati avvisati dalle telefonate registrate dall’esercito di allontanarsi in piena notte dalle proprie abitazioni perchè dovevano effettuare dei bombardamenti sui tetti di alcuni stabili.
    Intanto le vittima sono salite a  200 molti  i civili feriti  anche in queste ultime ore.
    http://www.haaretz.com/mobile/1.605363?v=7FBA691241EA6818C75FB0D1DDF1DB63
    16 luglio 2014 – Striscia di Gaza
    Ahed Atef Bakr, 10 anni
    Zakariya Ahed Bakr, 10 anni,
    Mohammad Ramiz Bakr, 11 anni,
    Ismail Mahmoud Bakr, 9 anni
    fratelli e cugini giocavano a palla sulla spiaggia
    Yasmin Mahmud al-Astal, 4 anni,
    Osama Mahmud al-Astal, 6 anni
    mentre erano con i parenti

    che si aggiungono ad altri 33 bambini uccisi dall’inizio delle operazioni israeliane.

    Gaza, 15 luglio 2014 – 8° giorno Operazione “protettive edge”

    Per un attimo ieri i media di tutto il mondo parlavano di un possibile accordo e di una tregua immediata tra Hamas e israeliani. In realtà’ nessuno fino a questo momento ha interpellato la parte in causa. Nessun ufficiale o “dialogatore”, sia esso egiziano o israeliano o mediatore europeo/americano, ha avvicinato portavoci del governo palestinese o delle fazioni di Hamas o Jhiad islamica. Nessuna proposta concreta quindi e nessuna richiesta di negoziazione di una tregua sul territorio. Fino a questa notte ci sono stati raid aerei e lanci di missili attacchi dal mare e da terra. 11 le vittime di questa notte fino a questa mattina 2 anziani un uomo e una donna. La mattina e’ già’ cominciata con un attacco a Zeitun a Gaza city, dove hanno colpito da pochi minuti la casa dell’ex ministro della sanità’; ferito un giornalista del New York Time. Colpita anche la casa di un miliziano del Qassam al campo di Shati.
    Si risveglia cosi quindi la giornata che sembrava potesse avere risvolti positivi.
    Ahmad Bahar, portavoce del Parlamento palestinese di gaza e cisgiordania, hanno delle condizioni per i termini della tregua, che non sono state ancora stabilite. I termini richiedono apertura delle frontiere, liberazione dei prigionieri che erano stati rilasciati con lo scambio di Shalit, fine degli attacchi in Gaza e Cisgiordania e degli arresti a Gerusalemme. con una garanzia scritta e reale.
    Le forze di Hamas non accettano di avere una tregua se non esiste un vero e proprio accordo scritto e confermato prima della fine delle ostilità’.
    Dalle 7 di questa mattina si e’ riunito il gabinetto israeliano
    Le fonti ufficiali del ministero della sanita’ palestinese riportano 189 morti e 1400 feriti; 540 case totalmente distrutte, 4 300 case parzialmente distrutte e e altre 530 case non agibili, dall’inizio dell’attacco militare.
    La situazione umanitaria e’ purtroppo nel pieno della crisi e i bombardamenti continuano.

    13 luglio – 6° giorno

    E’ una città fantasma Gaza in queste ore, strade deserte la gente nelle case o nelle scuole. Hanno ricevuto l’ultimatum dall’esercito di andarsene dalle loro case, per cominciare la grande pulizia del territorio al nord della striscia al confine con “Erez israel”. Non tutti hanno voluto evacuare le abitazioni, come ha intimato l’esercito israeliano molti non vogliono andare via, non ce la fanno, sono troppi in famiglia e dove vanno poi? “questo mi dice l’ingegnere Yunis di Beit Lahya,, un lavoratore della Municipalità.” La mia famiglia è numerosa, abbiamo persone anziane bambini piccoli, dove li porto dove ci mettiamo? non c’e’ un posto sicuro a Gaza. nel 2008 – 2009 durante piombo fuso molte scuole vennero colpite nello stesso modo se non peggio con fosforo bianco a questo punto preferiamo morire nella nostra casa”.

    Molti abitanti la pensano così, cristiani, mussulmani, non se ne vogliono andare via dalle proprie case. Hamas ha detto di non uscire, così come lo ha detto Abu Mazen ma questo è anche quello che pensano in molti. In queste ore comunque 4000 persone si sono mosse verso le scuole dell’UNRWA (Nazioni Unite) cha hanno aperto alcune scuole alla popolazione. Intanto questa mattina i militari non hanno dato il permesso di entrata a Gaza al “Commissario generale” dell’UNRWA.

    L’esercito ha previsto nelle prossime ore, un forte attacco militare per “ripulire” l’area e prepararsi a prendere posizione per l’ operazione di terra, per la quale hanno bisogno molte ore di preparazione.

    12 luglio – 5° giornata di operazioni militari

    L’elettricita’ è stata disconnessa da ieri nella maggior parte di Gaza City, dopo un forte attacco aereo nell’area di Shajaya. E’ quanto è riportato dalla compagnia elettrica.

    Duro bombardamento anche questa notte con molte vittime; compiuti 74 raid aerei con 115 missili, altri 110 shells sono stati sparati dalla marina militare verso la costa e 84 mortai sparati dai carri armati che si sono gia’ posizionati nei terreni della buffer zone. Colpiite strutture tutt’altro che strategiche e militari: centro di riabilitazione per disabili, 2 ospedali,; bombe anche dentro il campo profughi di Jabalia. 12 i morti e 70 feriti ; 23 le case distrutte solo questa notte.

    Si riporta un forte odore di gas in tutta l’area del nord, probabilmente dato da un incendio ad una struttura, dopo un forte bombardamento.

    Stanno continuando i bombardamenti, da questa mattina alle 6 fino ad ora altri 25 raid aerei. Mancano scorte negli ospedali, assolutamente necessari per per le migliaia di feriti che raggiungono gli ospedali in queste ore.

    Gaza, 11 luglio 2014 – Operazione “Protective edge” – 4° giornoCresce di ora in ora il bilancio delle vittime e delle distruzioni nella striscia di gaza da parte dell’esercito di occupazione. (95 morti 600 feriti). Siamo quasi arrivati a mille tonnellate di piombo lanciato sulla popolazione. ( fino ad ora 800 missili lanciati da Israele ) Missili di risposta partono da Gaza verso israele, (500 missili lanciati da Gaza.), dove le sirene suonano di continuo. E’ l’inizio di una guerra che si fa spazio ogni ora impari e vigliacca. Israele si prepara all’invasione di terra nella striscia di Gaza; Per tutto il paese sono visibili gli spostamenti degli armamenti militari israeliani, carri armati e corazzati pesanti, che arrivano per posizionarsi lungo i confini della striscia di Gaza.

    L’operazione militare “bordo protettivo” iniziata ufficialmente martedì 8 luglio e’ arrivata alla 4° notte con forti bombardamenti in tutta la Striscia di Gaza. I militari scelgono la notte per attaccare gli obiettivi e incutere maggiore paura.

    Durante la notte l’aviazione israeliana ha condotto 75 raid aerei lanciando 137 missili in diverse località’ della striscia. Sono stati attaccati edifici e distrutto 19 case che vanno ad aggiungersi alle ormai centinaia dei giorni precedenti. Anche la marina ha lanciato in poche ore 100 shells in direzione del porto di Gaza. La Gaza Ark, la barca per gli aiuti umanitari e’ stata bruciata.

    Nella giornata di ieri sono stati lanciati ordini ai palestinesi di evacuare completamente alcune zone, per permettere l’occupazione dell’area e l’invasione di terra. Attraverso sms e volantini lanciati dall’alto, hanno ordinato a circa 100.000 famiglie palestinesi che vivono a nord ( beit lahya e beit hannoun) e al Sud (Abassan al saghira), localita’ poste lungo i confini più’ immediati di israele, di abbandonare immediatamente le loro case. Questi dovrebbero lasciare tutti i loro averi, la loro vita, per far posto alle imposizioni di un esercito che deve entrare nella striscia per seminare morte e distruzione.

    La potenza distruttiva che Israele lancia sulla striscia ha la scusa ufficiale di colpire una fazione nemica Hamas, in realtà’ sta distruggendo una intera generazione di vite umane.

    Gaza 10 luglio 2014
    Anche questa notte inferno totale nella Striscia di Gaza, attacchi fuori misura su tutta la popolazione, dal nord al sud senza sosta. L’aviazione ha compiuto circa 103 raid sparando 151 missili. I raid di questa notte, sono stati condotti su postazioni militari, case, macchine e negozi. Si contano 14 morti tra cui tre donne e 4 bambini e 70 feriti. La forza navale israeliana intorno alle 2.30 notturne, ha lanciato una scarica di 120 shells sul porticciolo di Gaza, con brevissimi intervalli, che hanno avuto la durata di oltre un ora. Altre 25 case sono state distrutte. Hamas ha tenuto botta ai raid sparando circa 95 missili che hanno colpito diverse localita’ di israele; 7 missili sono stati lanciati verso la localita’ di Dimona dove ha sede la grossa centrale nucleare israeliana. Alcuni di questi missili sono stati intercettati dal sistema “Iron Dome” e gli altri sono finiti nella zona deserta del negev. Un ultimo raid e’ stato effettuato proprio qualche minuto fa, tra le 7 e le 8 (ora locale) dopo il lancio di 3 missili da, israele ha compiuto 10 airstriles con 11 missili, in differenti localita’ della striscia. 3 palestinesi uccisi, 5 feriti e 2 case demolite.
    Per questo pomeriggio alle 16 e’ previsto la riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Nessuna prospettiva invece sul fronte della mediazione.
    9 luglio 2014 
    Continuano gli attacchi nella striscia di Gaza, nessuno dei due vuole fermarsi; sono necessarie delle prese di posizione forti e decisive per fermare il massacro che e’ solo all’inizio.  Diversamente la popolazione di Gaza pagherà’ un prezzo altissimo.
    Dopo l’inizio dell’operazione “Protection edge” il lancio dei missili dalla striscia di gaza e i fortissimi bombardamenti dell’aviazione e della marina israeliana si sono fatti sentire per tutta la giornata di oggi .
    Dalle prime ore della mattina fino ad ora ci sono stati 122 lanci di missili verso Israele; 104 attacchi aerei dentro tutta la striscia, concentrandosi particolarmente al sud e al nord. Sale a 52 i morti palestinesi e a oltre 450 i feriti; 2 feriti anche tra le forze israeliane. 35 sono le case distrutte fino a questo momento, le cui famiglie fatte evacuare sono ora senza casa ospitate da vicini e parenti. Cominciano a scarseggiare alcuni beni di prima necessita’ e soprattutto negli ospedali cominciano a mancare medicinali e materiali per le medicazioni dei feriti.
    Nel raid compiuto la scorsa notte e stato inoltre colpito l’European Hospital di Khan Younis, che ha riportato molti danni alla struttura di terapia intensiva e il ferimento di un infermiere; inoltre i continui attacchi hanno reso molto difficili le operazioni di soccorso dei feriti.

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