• C’è uno spettro che si aggira per l’Europa, è lo spettro del Gender.

    È venuto il momento di rivendicare la nostra esistenza, la nostra “impossibilità”. Nessuna sentinella e nessuna barriera può contenere la […]

  • Da somMovimentonazioAnale

    Corrono tempi bui. Grigi signori in piedi con libri in mano, schierati a scacchiera nelle piazze, predicano di correre subito ai ripari perché imminente è la disfatta de […]

  • Traduzione di Vienen a violar a nuestras mujeres di Brigitte Vasallo apparso su Pikara Online Magazine nei giorni immediatamente successivi ai fatti di Colonia* 

    I mezzi di comunicazione si sono affannati ad in […]

  • Il 23 Gennaio siamo sces* in piazza gridando: “molto più di Cirinnà!”
    In sostegno a chi si batte per l’approvazione della legge che regolamenta le unioni civili e in opposizione alla deriva fortemente omofo […]

  • ThumbnailAssemblea pubblica umbra di student@, precari@, lavorator@ autonom@, opera@, disoccupat@, sul tema dello sciopero generale e sociale: mercoledì 29 ottobre alle 18.30 alla Consulta degli immigrati.

    Attraverso […]

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    #scioperosociale #14n #redditopertutti #stopjobsact #noninmionome #giovanisisfruttatino

    Perché scioperiamo il #14n?

     

  • Le denunce non ci fermano. Permettono semmai di organizzarci meglio.
    C’è una Perugia che scende in piazza contro la privatizzazione e la mercificazione degli spazi sociali!

    BellaQueer Perugia ringrazia:
    C.U.C., Ya Basta perugia, Csoa Ex Mattatoio, Cobas e le tante soggettività che hanno partecipato all’assemblea pubblica del 9 Ottobre e hanno ideato, costruito e performato insieme a noi le azioni del giorno seguente.
    Ringraziamo anche tutt* quant*, singoli e gruppi, che ci hanno espresso solidarietà, attraverso comunicati politici e attestati di affetto.

    L’autunno sarà caldo, la città di Terni ce lo ha preannunciato. Vi aspettiamo in piazza con ombrelli colorati, vestiti variopinti, tamburelli sonanti e pericolosissimi baci illegali!

    Stay Rebel, Stay Queer!

     

     

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  • le sentinelle le vogliamo NO

    Domenica 5 ottobre le strade e le piazze delle città italiane sono state invase da un fiume di gente festante, che con ironia e gioia ha travolto l’immobile oltranzismo cattolico omofobico e sessista delle “Sentinelle in piedi”, scese in piazza per sostenere una fantomatica libertà di espressione, di fatto per esprimersi contro l’agibilità sociale e politica e l’accesso ai diritti di donne, gay, lesbiche, trans etc..

    L’esplosione di soggettività che li ha travolti ha messo in scena un protagonismo sociale differente, che non si limita alla difesa della libertà, ma è esso stesso esercizio e pratica della libertà. In tantissim* hanno riconquistato con una forza dirompente visibilità e agibilità politica in quegli spazi di vita quotidiana (la città stessa) che le politiche antisociali e liberticide dell’austerity sottraggono e rendono meno accessibili a tutt* ed ancora meno a chi rappresenta l’altro di una supposta neutralità del diritto (donne, gay, lesbiche, trans…).
    In tutta Europa e non solo, le politiche neoliberiste negano reddito, smantellano i servizi e il welfare residuale, eliminando qualsiasi sicurezza sul futuro. Contemporaneamente a questa stretta micidiale sulla vita di ciascun@ di noi, avanza la destra sociale ed un nuovo fondamentalismo religioso arrogante, bigotto che individua nelle differenze (le donne, le lesbiche, i gay, ma anche l’altro, il migrante, il nero…) il nemico da combattere, da contenere, da ricondurre violentemente nella “norma” e da rendere invisibile in prestabiliti confini- anche spaziali- fuori dal diritto, come la casa o il centro di detenzione ed espulsione. Non occorre spostare in maniera voyeuristica lo sguardo verso le leggi antigay in Russia o verso i fanatici religiosi vestiti di nero dell’Isis, (che incivili gli altri!), perché l’avamposto della reazione è già in Europa. Chiaro esempio ne è la bocciatura della risoluzione Estrela, su “salute e diritti sessuali e riproduttivi”, da parte del Parlamento Europeo. Ma anche nei singoli paesi dell’Unione le cose non vanno diversamente: in Spagna, il tentativo di eliminare la legge sull’aborto ad opera di Gallardon (per fortuna attacco rientrato dopo ingenti mobilitazioni sostenute dal movimento femminista); in Francia le manifestazioni anti gay e lesbiche di Manif pour tous, che hanno portato alla vittoria delle destre. E in Italia? Il movimento delle “Sentinelle in Piedi” privatizza da quasi un anno le piazze, protetto dai tutori dell’ordine e offre loro il pretesto di reprimere ogni forma di (r)esistenza non mercificabile.

    Anche Perugia il 29 marzo scorso aveva reagito in maniera spontanea, festosa e rumorosa alla violenza del silenzio imposto dalle sentinelle in Piazza della Repubblica. Ma a fronte dei tanti tamburelli che domenica 5 ottobre a Napoli hanno accompagnato la riconquista delle strade, nella città umbra un solo tamburello è bastato a dare avvio a procedimenti legali nei confronti di alcune persone, tanto pesanti per i capi di imputazione quanto ridicoli per le argomentazioni.

    A distanza di sei mesi sono, infatti, stati denunciati alcun* attivist* dell’Omphalos Arcigay Arcilesbica Perugia e alcun* militant* del Collettivo Bella Queer Perugia che quel giorno di marzo si trovavano in piazza insieme a tante soggettività del mondo LGBT, femminista e queer della città. Denunce sulla cui emanazione potrebbe ragionevolmente aver pesato la nuova giunta di centrodestra. “Ombrelli colorati, accessori di abbigliamento multicolore e cori” e la percussione di un famigerato “tamburello di grosse dimensioni”, secondo quanto riportato nei documenti della Procura, sarebbero le “armi improprie” a disposizione degli/delle accusat* di disturbo della quiete pubblica, manifestazione non autorizzata e oltraggio a pubblico ufficiale.

    Le denunce perugine, come quelle notificate anche in altre città italiane, rappresentano l’ennesimo tentativo di silenziare un’inarrestabile rivendicazione di eccedenza dalla norma eterosessuale e dai ruoli di genere, rigidamente codificati. Un tentativo di ricondurre alla domesticità una nuova soggettività eterogeneamente costitutiva, che, oltre la crisi e contro le politiche di austerity, sa opporre capacità critica, creatività e desiderio. Come ennesima beffa ed atto di autorità, sintomi del già citato clima reazionario che si respira in Europa, le denunce arrivano lo stesso giorno in cui il Ministro degli Interni Alfano attiva delle disposizioni che cancellano dai registri comunali i matrimoni tra persone dello stesso sesso officiati all’estero.

    Tali strategie di potere sono votate al fallimento, perché non si può arrestare una realtà non eteronormata che già si è conquistata degli spazi da attraversare, mettendo in crisi tutte quelle retoriche costrittive e restrittive nei confronti dei corpi, e che nello scorso week end si è presa anche la ribalta mediatica. Ma non appena questa stessa visibilità verrà spogliata del suo contenuto politico, non bisogna abbassare la guardia sulle conseguenze che potrebbero avere i procedimenti penali avviati a Perugia, come in altre città italiane. Per questo non dimentichiamoci dei/delle compagn* e dei vari nazisti dell’Illinois che con i loro corpi, le loro performance hanno contrastato e risignificato le presunte egemonie reazionarie. E’necessario alzare il livello di critica organizzando assemblee pubbliche, aperte a tutta quella cittadinanza che già ha espresso spontaneamente il proprio dissenso.

    Facciamo, in particolare, appello alla città di Perugia, alla sua ricchezza straordinaria di cooperazione, alle soggettività critiche che essa produce tutti i giorni: risvegliamo gli anticorpi in grado di debellare i continui attacchi ai diritti di tutt*, riprendiamoci agibilità politica in città, per praticare un esercizio comune e collettivo di libertà.

    Per esprimere una prima condanna delle denunce e per decidere insieme cosa fare, ci vediamo tutte e tutti il 9 ottobre alle 18 al chiostro della Casa dell’Associazionismo, in via della Viola n° 1

    STAY REBEL STAY QUEER

    Collettivo Transfemministaqueer BellaQueer Perugia

    Qualche riflessione sulle Sentinelle in Piedi

  • queeragainstapartheid
    Distruzione, macerie, morte: sotto i nostri i occhi si sta consumando l’ennesimo massacro della popolazione palestinese da parte del governo di Israele grazie ad armi – cacciabombardieri e sofisticati sistemi di droni – forniti gentilmente dagli Usa e dalle maggiori potenze europee, tra cui l’Italia (tanto per ricordare il business nostrano). Israele è un regime razzista di apartheid, il cui governo neoliberale taglia servizi privatizza e riduce salari e welfare, e che ora innalza il suo livello di distruzione e di violenza nei confronti dei territori a cui intende fare pagare i costi della grave crisi economica e sociale che la investe: PERCHE’ IL NEOLIBERISMO E’ SEMPRE PIU’ GUERRA che si nutre attraverso la moltiplicazione dei muri che amplificano la proliferazione dell’odio etnico e religioso.

    E di muri e barriere il confine tra Israele e Palestina è pieno: i chekpoint per anni sono serviti da filtri per produrre una soggettività razzializzata e subalternizzata da mettere al lavoro dentro lo stesso confine nazionale israeliano (mentre le politiche serviliste dell’Anp e il delirio fondamentalista di Hamas hanno per anni fatto da controaltare a tale regime).

    In questi anni la popolazione dei territori è da stata sfibrata, ridotta alla povertà, alla violenza continua e sistematica delle forze di occupazione che allargano mano mano confini (la repressione, la violenza dei coloni, le ruspe contro le case, la distruzione sistematica di tutti i diritti); contemporaneamente il regime di apartheid israeliano si è colorato di pink washing attraverso retoriche di propaganda che hanno dipinto il paese come democratico, civile, gayfriendly e al contrario stigmatizzato i palestinesi come “meno evoluti”, “omofobici”, “patriarcali”. Le stesse retoriche che, dopo il recente omicidio da parte dei coloni del ragazzo palestinese, ritrovato arso vivo in un bosco, sono state messe in atto dalle reti di comunicazione mainstream le quali hanno cercato di fomentare il sospetto che le responsabilità della morte del giovane fossero da addossare ai parenti dello stesso che lo avrebbero assassinato in quanto omosessuale.

    Demistificare quello che accade, produrre un discorso capace di rompere le logiche dicotomiche (sessualizzate) -etniche, religiose, nazionali- dietro le quali la violenza del capitale si nasconde, è oggi un nostro preciso compito. Il nostro sostegno alla lotta e all’autodeterminazione dei palestinesi parte da qui, mentre proviamo a trasformare lo spazio di questo piccolo angolo di provincia, in cui ci situiamo e che chiamiamo Europa e mentre chiediamo a gran voce che le parole stop apartheid e pace – per tutti i conflitti degli stati nazionali che ci trasformano in carne da cannone del capitale- rientrino dentro l’agenda politica di tutti i movimenti che si pongano come forme di critica e lotta all’esistente.

    Siamo palestinesi e siamo istraeliani renitenti alla leva, siamo donne che attraversano un checkpoint e queers in un consultorio occupato, siamo migranti che approdano a Lampedusa, siamo le reti solidali che combattono per il diritto alla mobilità, siamo le precarie, e siamo le occupanti di case, siamo quelle con il mutuo da pagare, siamo le frocie. Siamo quelle che attraversano i confini, siamo tutto, siamo la molteplicità. Stay rebel, stay queer!

    No pink washing
    Stop the war
    Free Palestine
    Destroy the apartheid
    Queers Without Borders
     
    BellaQueer Perugia

  • Comunicato di BellaQueer Perugia a seguito dei fatti di Ponte Valleceppi252203_442765665787092_1030368054_n

    Perugia è ancora una volta sulle prime pagine di tutti i giornali, ma stavolta non si tratta di una questione di “decoro e sicurezza”, dell’allarme sociale determinato dallo spaccio e consumo di stupefacenti, si tratta di una cosiddetta questione privata, un “delitto passionale”, un “dramma della gelosia”, di una “follia omicida” che ha colpito una famiglia alla periferia della città e colpisce la comunità umbra che si stringe attorno alla giovane mamma, all’amica di lei che ha tentato di proteggerla, all’unico “vero innocente”, il bimbo di due anni. A sparare è stato l’ex compagno e padre del bimbo, un uomo perugino come tanti, un “padre esemplare” che ricopriva di cure il bambino, mentre però perseguitava con minacce di morte l’ex compagna, che “qualcosa di grosso” deve aver fatto per suscitare cotanta reazione…

    Ed eccolo qui, esplicitato su tutti i giornali locali e nazionali, su articoli e commenti, il rivoltante rituale discorsivo che si consuma alle spalle dell’ennesimo episodio di violenza del genere sul nostro territorio e che esplicita con tutta la sua violenza il retroterra sessista e patriarcale entro il quale atti come questo si iscrivono con una inquietante normalità. Sì perché la violenza di genere ha la sua radice profonda nei gesti banali e ripetuti della quotidianità in cui si insegna a una bambina la docilità, ad un maschietto a farsi rispettare e a non piangere “come una femminuccia”, ad una ragazza a non portare gonne troppo corte perché poi non si deve lamentare se scatena l’istinto predatore di un uomo, ad un ragazzo a vivere la propria sessualità come un vero maschio, che un giorno dovrà fare l’uomo di casa e sarà responsabile di moglie e figli. È quella che noi chiamiamo performance di genere, una riproduzione dei ruoli sociali e relazioni asimmetriche del tutto funzionale al mantenimento di un sistema di potere politico ben definito e che ripudia ogni possibilità di eccedenza dalla norma. Una norma che condiziona i nostri atteggiamenti e le nostre vite anche se non ce ne accorgiamo, ma che andiamo riproducendo ed accettando in tutti i nostri rapporti più e meno intimi, al lavoro, a scuola, all’università, in famiglia e in coppia.

    La violenza di genere non è qualcosa di episodico ed isolabile dal contesto, un atto, un gesto da cui è sufficiente prendere le distanze, ma è espressione dell’immaginario culturale in cui siamo immers* e che quotidianamente con i nostri atti confermiamo. Un sistema che contempla la divisione binaria dei generi e dei ruoli, impone la regola eterosessuale ed esclude, stigmatizzandoli, i corpi e le esistenze che in questa regola non si ritrovano: soltanto a partire dalla consapevolezza del radicamento della violenza di genere nella nostra società e dal rifiuto della complicità al sistema etero-normativo si può cominciare a ragionare su vere pratiche di contrasto al sessismo strutturale.

    È per questo che come frocie, trans*, donne, precarie, migranti, rifiutiamo l’approccio emergenziale e pensiamo che l’unica vera prevenzione sia una presa di coscienza della pervasività del problema. Rifiutiamo politiche securitarie fatte sui corpi delle donne, come il DDL contro il femminicidio che oggettifica il corpo delle donne e riproduce completamente la retorica della distinzione tra sante e puttane!


    In una regione che è tra le più coinvolte dal fenomeno e ha visto soltanto nel 2013 l’apertura dei primi centri antiviolenza – dove lavorano notte e giorno donne instancabili ancora come volontarie e precarie! – rifiutiamo la retorica della protezione e reclamiamo il diritto ad essere libere di esprimere la nostra soggettività, libere di scegliere e di agire!

    Rivendichiamo una lotta condivisa per l’autodeterminazione, il diritto per tutt* alla casa, al reddito e alla mobilità!

    BellaQueer Perugia

  • la frocietà vi fa male

     

    Oggi 7 giugno le sentinelle in piedi sono tornate a farci visita a Perugia. Si sono disposte in Piazza IV Novembre con un libro in mano per dimostrare tutto il loro sessismo e la loro omofobia. Ci abbiamo pensato noi con la nostra favolosità a rompere il silenzio “cattobigottofascista” delle sentinelle ben protette da un loro cordone e dagli inefffabili tutori dell’ordine. E se spintoni e minaccedella polizia non hanno potuto fermare la nostra determinazione a prendere voce, l’applauso di chi era in piazza ha confermato che la loro rivendicazione di libertà di espressione è ridicola. 


    La frocietà non vi piace lo sappiamo e saremo sempre pront* a rompere con le nostre eccentriche soggettività la vecchia retorica di difesa di una presunta normalità che è violenza sulle vite di tutt*.


    STAY REBEL, STAY QUEER

     

    Guarda il video!

    Qui l’instant video di  Lautoradio Perugia

     

  • sex-workers-rights

     

     

     

     

     

     

     

     


    Il fenomeno della prostituzione su strada in Umbria: esperienza dell’Unità di Strada Cabiria e dibattito sulle politiche nazionali e cittadine a partire dall’ultima ordinanza comunale “antiprostituzione”.
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    L’ “Unità di strada Cabiria” nasce tra il 1997/1998 come progetto promosso da Arcisolidarietà Ora d’Aria Perugia e finalizzato alla prevenzione e alla riduzione del danno dell’HIV e delle malattie sessualmente trasmissibili tra le prostitute immigrate. Si occupa di mappatura e rilevazione del fenomeno della prostituzione in strada e indoor; attività di primo contatto, secondo una politica di “riduzione del danno”, di persone prostitute donne e transessuali, fornendo informazioni sulle malattie a trasmissione sessuale, sulla salute in generale e sulla normativa in materia di immigrazione e prostituzione nel nostro Paese; attività di mediazione sociale; sperimentazione di azioni volte all’emersione dello sfruttamento sessuale indoor, mediante l’analisi degli annunci sui mezzi di comunicazione locali e il contatto telefonico.

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    Lunedì 9 giugno alle 17,30

    presso Piazzetta del Fosso (via della Viola) Perugia.

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    A cura di:
    BellaQueer Perugia , Bracciarubate Unità di Strada Cabiria

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  • Tira un’ariaccia dice il detto popolare, ed è così in tutta Europa: venti di intolleranza, attacco ai diritti, retoriche liberticide all’autodeterminazione,sono gli strumenti con cui il capitalismo mette a valore […]

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    DIVENTO UNA MANTIDE SE MI TOCCANO ATLANTIDE!!!

    Il 1 aprile è stata la rabbia a caratterizzare i nostri risvegli: Atlantide, spazio bolognese […]

  • ThumbnailQualche riflessione intorno alle sentinelle clerico-fasciste e la produzione del panico sociale nel caso della Legge Scalfarotto.

    di Roberta Pompili

    Alcune “sentinelle” clerico-fasciste stanno attraversando […]

  • ThumbnailLe Sentinelle a Perugia le vogliamo? NO!!!!

    Oggi, 29 marzo, loschi figuri provenienti soprattutto da fuori regione, si sono appropriati dello spazio pubblico; dopo Trento, Milano e altre città d’Italia, anche a […]

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    Che cosa è il lavoro? E che cosa la divisione sessuale del lavoro?
    In che modo possiamo oggi parlare di prostituzione? Come il femminismo contemporaneo ha provato a […]

  • ThumbnailEcco il nuovo calendario del Cineforum a cura di BellaQueer Perugia per i mesi di marzo e aprile:

    Giovedì 06/03
    COME UN UOMO SULLA TERRA
    (A. Segre, D. Yimer, R. Biadene, Italia 2008 )

    Giovedì […]

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    Presidio in difesa della L.194 -Sabato 1 marzo dalle ore 10:30 alle ore 17 –
    Ingresso Ospedale Silvestrini Perugia (parcheggio Gambuli – CUP)

    Abbiamo scelto questo storico slogan per ricollegarci a delle […]

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